Diritti e Ingiustizie

Voci categorizzate come ‘legislazione’

A qualcuno piace laico

8, Ottobre, 2009 · Lascia un Commento

Pur non avendo il risalto mediato che meriterebbe, per colpa della solita sovraesposizione del “povero Silvio”, questo è il mese dell’elezione diretta del nuovo segretario del Partito Democratico.

Domenica 25 ottobre tutti gli elettori che vorranno andare a  votare (tutti, non solo gli iscritti al PD) potranno scegliere tra tre candidati: Pierluigi  Bersani, Luigi Franceschini e l’outsider Ignazio Marino, che già tra gli iscritti al partito ha ottenuto uno straordinario successo, davvero imprevedibile. 

Marino, dei tre candidati, ha poi un indubbio merito: è il più chiaro nelle sue proposte politiche.  Ecco ad esempio come si può sintetizzare in 40′ un programma in tema di diritti della persona:

 

Proposte chiare, semplici, immediate, e soprattutto in linea con il sentire comune probabilmente di tutti gli italiani, sicuramente degli iscritti al Partito Democratico.   Chissà se l’esperimento di Ignazio Marino avrà successo, oppure se tanti che potrebbero dargli fiducia preferiranno rifugiarsi nel “tanto non cambia nulla”…

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Addio lodo Alfano

7, Ottobre, 2009 · Lascia un Commento

E così è successo; la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge 124/2008 che prevedeva la sospensione dei processi penali a carico delle quattro più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, presidenti delle Camere, presidente della Corte Costituzionale stessa e quale altra?  Ah, sì anche il Presidente del Consiglio dei Ministri.

La Consulta

Il motivo della  decisione della Corte non ci vuole molto a capirlo, anche prima di leggere le motivazioni, basta leggere il dispositivo:

La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione

In pratica, la Corte ha detto che il c.d. lodo Alfano ha violato l’art. 3, ovvero l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, che eventualmente avrebbe potuto essere derogata con legge costituzionale secondo le procedure previste dall’art. 138 Cost.

La decisione della Corte Costituzionale è la migliore risposta a tutti quelli che sostengono che l’Italia sia in mano a un regime semidittatoriale, esagerazione che ha avuto il suo apice con l’incredibile manifestazione in difesa della libertà di stampa di sabato scorso.   Adesso prepariamoci ad esagerazioni uguali e contrarie dal lato opposto, con il colmo di una maggioranza parlamentare che -caso unico al mondo tra i paesi democratici- parla di scendere in piazza, non si capisce in nome di chi e per che cosa.

In Italia democrazia e libertà di stampa non sono in pericolo.  Lo sono da altre parti, ed anzi è importante ricordare che il 7 ottobre di tre anni a Mosca veniva assassinata Anna Politovksaja, coraggiosa giornalista russa che aveva avuto il coraggio di denunciare i comportamenti dell’esercito russo in Cecenia e le gravi violazioni dei diritti civili da parte del regime ceceno di Ramzan Kadyrov.

In Russia per fare il lavoro di giornalista fino in fondo ci vuole grande coraggio, in Italia il coraggio serve solo per non cadere nelle esagerazioni…

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Cattive leggi, buona Corte

4, Aprile, 2009 · 10 Commenti

procreazione

Diciamo la verità; non penso che nessun giurista sarebbe stato pronto a scommettere 50 centesimi sulle possibilità che la legge 19 febbraio 2004, n. 40 sulla fecondazione assistita avrebbe superato indenne l’esame di costituzionalità; infatti, come previsto, lo scorso 1 aprile la Corte Costituzionale l’ha dichiarata incostituzionale sia dove bbligava la donna a sottoporsi ad un unico e contemporaneo impianto degli embrioni, fino ad um massimo di tre, sia dove non prevedeva che il trasferimento degli embrioni dovesse essere realizzato senza pregiudizio della salute della donna.

E probabilmente la sanzione dell’incostituzionalità avrebbe toccato anche altri punti della legge, se fossero stati rilevanti nel giudizio dove è stata sollevata la questione di costituzionalità.

Il risultato era scontato perché nella nostra carta costituzionale ci sono una serie di norme fondamentali che nel votare quella legge il legislatore ha fatto finta di non considerare:

l’art. 2, che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo;

l’art. 3, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana;

l’art. 13, più specifico, che inizia sancendo “la libertà persona è inviolabile”;

l’art. 32, il più importante in questo caso, che recita:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Bene, ora provate a raffrontare questi principi costituzionali con quelli alla base della nuovo proposta di legge sul testamento biologico approvato dal Senato e adesso in discussione alla Camera; l’incompatibilità è evidente, l’incostituzionalità assicurata.  Basti pensare all’art. 3, comma 5, dove si prevede che l’alimentazione e l’idratazione non possono essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento ma ancor di più all’art. 7, dove si prevede che il medico possa o meno seguire le indicazioni del testamento biologico, ma deve però tenere conto del principio dell’inviolabilità della vita umana (sic!).  Alla faccia della libertà e del rispetto della singola persona, che forse (forse, eh!) è perfettamente in grado di decidere in piena coscienza sulla propria vita.

Un altro esito scontato del giudizio di costituzionalità.

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Come ti ingrandisco la crisi

21, Marzo, 2009 · Lascia un Commento

Un buon sistema per fare fallire gli imprenditori edili. L’ultima (o penultima?) trovata del quarto tentativo di Silvio Berlusconi di governare questo paese è la possibilità di ingrandire liberamente casa.

Scopo del provvedimento? Aiutare l’economia. Peccato che attualmente ci sono un sacco di aziende edili sull’orlo del fallimento perché hanno costruito troppo ed hanno un sacco di immobili invenduti. D’altronde non è che la gente faccia la fila per comprare questi appartamenti moderni, con stanze minuscole in cui l’unica cosa che abbonda sono i gabinetti, pagandoli molto più di uno di quei bei appartamenti anni ‘60 o ‘70 con spazi ampi ed abitadibili, e che hanno prezzi abbordabili solo se si trovano in periferia.

Ora che tutti potranno costruire come meglio gli pare, il valore degli immobili nuovi ed invenduti crollerà, e molte aziende inevitabilmente falliranno anche perchè nel paese dell’arrangiarsi molti si faranno i lavori da soli o in nero. Proprio una bella idea.

Comunque, visto che la competenza in materia è regionale, la giunta della regione Veneto prima della classe è corsa ad approvare un Disegno di Legge denominato “Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per promuovere le tecniche di bioedilizia e l’utilizzo di fonti di energia alternativa e rinnovabile”, che naturalmente dovrà essere approvat0 dal Consiglio Regionale e che consentirebbe l’ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume, che arriva fino al 30% per edifici ante 1989 e fino al 35% in caso di utilizzo delle della bioedilizia o di fonti di energia rinnovabile.

Insomma: occhio al terrazzo del tuo vicino di casa, potrebbe trasformarsi in una di quelle orrende verande a vetri…

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Mezzanotte di ronde

24, Febbraio, 2009 · 13 Commenti

pinkerton-detectives

Stiamo davvero toccando il fondo; la politica di questo quarto governo Berlusconi su sicurezza e giustizia sta veramente superando sé stessa. In peggio. Da una parte si indebolisce la repressione dei reati togliendo strumenti ai pubblici ministeri senza fare un solo minimo provvedimento che possa far funzionare meglio la giustizia penale (ma anche quella civile), incuranti del fatto che forse tanti criminali stranieri vengono in Italia proprio perchè attratti da un paese dove la giustizia è lenta e inefficiente.

Dall’altra parte, dopo l’insuccesso di tutti i tentativi di dare più sicurezza ai cittadini, dopo il poliziotto di quartiere, la riforma della legittima difesa, i militari nelle città e i superpoteri ai sindaci, ecco l’ultima soluzione escogitata dalla fantasia governativa, contenuta nel recentissimo decreto legge sulla sicurezza:

Art. 6 (Piano straordinario di controllo del territorio). (… )

3. I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale

Ci sarebbe tanto da dire.

Bisognerebbe ricordare che una parte dell’attuale maggioranza, quella proveniente da Forza Italia, dal 1994 ad oggi ha costantemente votato a favore di leggi che rendevano la giustizia meno rigorosa, dal c.d. “giusto processo” alla riduzione dei termini di prescrizione, dal patteggiamento esteso fino all’indulto.

Bisognerebbe pensare al ruolo che avranno questi gruppi di cittadini organizzati e (per fortuna) non armati. Affronteranno a viso aperto i gruppi di spacciatori, o si limiteranno a giocare ai poliziotti magari arrogandosi poteri di pubblica sicurezza, come il controllo dei documenti all’immigrato che passeggia 0 magari alla coppietta che si apparta in auto? Dal pensionato che aiuta i bambini ad attraversare la strada a quello che si fa gli affari tuoi.

Bisognerebbe pensare al rischio per la sicurezza che viene dalle stesse ronde, specie se connotato politicamente. E se magari un domani due ronde di segno politico divergente entrassero in conflitto? Meglio non pensarci.

Da tutto questo però ci può salvare un classico vizio nazionale: l’inconcludenza italiana. Magari (speriamo) sarà una delle mille idee (il termine da usare sarebbe un altro, ma sono un ragazzo forbito) partorita tra squilli di trombe e finita presto nel dimenticatoio…

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Un’incostituzionalità urlata

7, Febbraio, 2009 · 20 Commenti

E’ davvero deprimente assistere allo spettacolo offerto in questi giorni e in queste ore dal governo guidato da Silvio Berlusconi; la pressione di un potere tanto influente da rendere irrilevanti i sondaggi che danno una preponderante maggioranza degli italiani (54% contro 30%) favorevole alla fine delle cure per la povera Eluana Englaro, il premier e il ministro Sacconi partoriscono un decreto legge, che dopo il doveroso rifiuto della firma da parte del presidente Napolitano, diventa un disegno di legge.

Si supera l’ostacolo della necessità ed urgenza, ma l’incostituzionalità della norma rimane.

Questo è il testo dell’ex bozza decreto oggi disegno di legge:

In attesa dell’approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi

A parte il fatto che, come viene insegnato al primo anno della facoltà di giurisprudenza, le leggi devono essere generali ed astratte, e non risolvere un singolo caso concreto, la norma è in evidente contrasto con agli art. 13 e 32 della Costituzione, che sono alla base del diritto di ogni persona all’autodeterminazione e alla piena libertà di scelta in ambito sanitario, che come ha precisato la Corte di Cassazione non si ferma nemmeno di fronte al sacrificio del bene supremo della vita.

Così com’è la norma, che non è riferita ai soli soggetti incapaci, ma a tutti coloro che non sono in grado di provvedere a sé stessi, è manifestamente incostituzionale.
Un’incostituzionalità urlata, e che urta la sensibilità giuridica come quella comune; vogliamo forse un governo che ci obbliga a curarci anche se non lo vogliamo?

Speriamo che nella coscienza dei parlamentari prevalga la ragionevolezza, e che nel segreto dell’urla ognuno dei deputati e dei senatori voti come ritiene giusto, e non come gli viene chiesto (o imposto).

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Disordinamento giuridico

5, Febbraio, 2009 · 1 Commento

Una legislazione incoerente ed episodica sta distruggendo le fondamenta di quello che forse è davvero arduo continuare a definire come il nostro sistema giuridico.

Gli esempi, anche recentissimi si moltiplicano, ma due esempi sono più significativi.

Il primo riguarda le misure approvate oggi stesso dal Senato, che prevedono una stretta sulla custodia cautelare e sul regime carcerario per gli indagati per il reato di violenza sessuale. Giusto, sacrosanto, ma perché non prevedere le stesse misure per reati altrettanto gravi come l’omicidio, la strage, il sequestro di persona, reati tutti puniti con pene ben più elevate? Non era forse più logico aumentare semplicemente le pene per il reato di stupro (e sarebbe stato un gran bel segnale) o magari decidersi una volta per tutte a rivedere la legislazione premiale per i condannati a reati violenti? Macché, si finge di fare la voce grossa e nel frattempo pesino chi è stato condannato a sei ergastoli se ne esce di prigione dopo avere scontato circa 4 mesi per ogni vittima.

Altrettanta incoerenza sul piano delle leggi elettorali; normalmente in un paese le forze politiche scelgono un sistema elettorale di base, che viene utilizzato in tutte le elezioni, magari con qualche leggera differenza tra elezioni politiche e amministrative. In Italia, invece, è il caos più completo, quasi fossimo il laboratorio di un costituzionalista impazzito.

Comune e province: proporzionale con premio di maggioranza ed elezione diretta del sindaco e del presidente della provincia a doppio turno

Regione: ognuna fa per sé, ma comunque prevale il modello di sistema proporzionale con premio di maggioranza ad un solo turno, qualche volta con sbarramenti

Camera dei Deputati proporzionale con sbarramento del 4% per partiti non coalizzati e sbarramento del 2% per partiti di coalizioni che ottengono almeno il 10%. e premio di maggioranza nazionale

Senato: proporzionale con sbarramento dell’8% per partiti non coalizzati e sbarramento del 3% per partiti di coalizioni che ottengono almeno il 20%. e premio di maggioranza regionale

Parlamento europeo: proporzionale con sbarramento del 4%

Voto di preferenza: qualche volta sì, qualche volta no.

Da tutto questo emerge un solo filo comune: che la finalità di questo legislatore non è dare al Paese una legislazione adeguata e funzionale, ma solo inseguire l’interesse del momento.

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Deiezioni burocratiche

10, Gennaio, 2009 · 4 Commenti

L’altro giorno passeggiavo per una cittadina della provincia veneta, quando noto un cartello in cui, più o meno, c’era scritta questa frase:

I proprietari di cani devono essere muniti di apposita paletta per rimuovere le deiezioni dei loro animali

Deiezioni? Ma perché usare un simile termine, tecnicismo medico prima ancora che giuridico? Non si poteva usare, non dico cacca, ma perlomeno parole un po’ più reali, come bisogni o (al limite) escrementi?.

Purtroppo è il solito vizio italiano del burocratese, usato magari da chi nel privato invece parla in dialetto e forse non capisce neppure perfettamente quello che scrive nelle proprie decisioni (ma lui direbbe delibere).

Lo so che i problemi del nostro paese sono altri, e che gli orrori legislativi molto spesso si trovano nella sostanza più che nella forma. Ma anche la forma, come insegna Piero Ottone, ha la sua importanza.

E l’utilizzo di questo italiano finto, oltre ad essere ridicolo, dimostra l’ignoranza di chi lo adopera e l’idea di una pubblica amministrazione che non è al servizio del cittadino, ma esercita la sovranità sui propri sudditi.

Bisognerebbe rispondergli con gli stessi mezzi: portare in quella stessa piazza una mandria di bovini e rifiutarsi di pulire perché il cartello parla di cani e non di animali in generale, oppure chiedere in prestito tutti i cani del vicinato, aspettare le facciano i loro bisogni (o le “deiezioni”, se preferite) e rifiutarsi di pulire, perché il cartello parla di “proprietari” e voi non lo siete.

O forse sarebbe meglio che gli amministratori pubblici imparassero ed usassero la lingua italiana. Quella vera, non quella delle burocrazie. Altrimenti, davvero, preferirei un cartello con sopra scritto:

Chi porta in giro i cani el ga da pulir co i caga

Semplice ma efficace.

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Riformetta della giustizia: non c’è mai fine al peggio

15, Dicembre, 2008 · 6 Commenti

E’ incredibile.  La riformetta Alfano del processo civile, che avanza piano piano in parlamento rimbalzando tra Camera e Senato riesce perfino a peggiorare, e dire che aveva già meritato commenti come

una politica di piccoli orizzonti (..) alterazioni incoerenti con la tradizione giuridica continentale (…) interventi parziali e in larga misura velleitari.

E si tratta di giudizi contenuti nella mozione approvata lo scorso 14.11 dal Congresso nazionale degli avvocati italiani, certo non sospettabili di antipatia preconcetta nei confronti del governo, che ha persino avanzato una proposta in 6 punti, che però ha il difetto di essere ragionevole, efficace e di facile applicazione.

Tutto il contrario del disegno di legge in esame al Parlamento, con i suoi  tanti aspetti inutili se non dannosi, dalla testimonianza scritta (rido per non piangere) all’allargamento delle competenze dei giudici di pace (trasformati nei pretori del XXI secolo), dall’introduzione dell’ennesimo nuovo rito processuale al filtro di ammissibilità per i ricorsi in cassazione.

Ecco, quest’ultimo aspetto nel percorso parlamentare è stato persino peggiorato.  Impossibile?  Invece no (purtroppo): tra i motivi di inammisibilità del ricorso in cassazione è stata aggiunta l’ipotesi in cui la sentenza d’appello ha confermato quella di primo grado, se si vuole fare ricorso per contraddittorietà o lacunosità della motivazione.

In più, altra spumeggiante novità, per fare ricorso in cassazione le tasse da versare allo Stato aumentano di molto, riducendo così le possibilità di difendersi in giudizio per chi ha risorse economiche limitate.  Dopo il caso Sky, il governo aumenta anche le tasse sulla giustizia, smentendo un’altra volta le sue promesse elettorali.

Finito qua?  Magari.   Secondo l’ultima versione della riformetta, il giudice, nella prima udienza, potrebbe concedere i tre termini per le memorie integrative e istuttorie solo in presenza di “gravi motivi“.   Ma non ci sono abbastanza avvocati in Parlamento per capire l’assurdità di una norma simile?   Vogliono abbreviare i tempi dei processi?   Ma il problema delle giustizia lenta non si risolve certo eliminando questa fase di 80 giorni in tutto, come non si risolveva togliendo le c.d. ferie giudiziali estive, perchè il problema dei tempi nasce dalle carenze di organico della magistratura, e non certo dalle regole processuali…  Cosa serve risparmiare meno di tre mesi in un intero processo, se poi tra un’udienza e l’altra passa un anno?

Ma tanto, chi se ne frega, il problema per il governo è la separazione delle carriere…   Che immensa tristezza.

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Relativismo no grazie

7, Dicembre, 2008 · 7 Commenti

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata quasi sessant’anni fa (il 10 dicembre 1948) non è l’unica e alla fine non è nemmeno tanto universale. D’altronde, in nome di quel relativismo che alla fine finisce nel concreto per negare quegli stessi valori (di libertà, eguaglianza e fratellanza) che in teoria vorrebbe proclamare, tanti hanno criticato la sua impronta troppo occidentale, o troppo condizionata dalla tradizione giudaico-cristiana.

E così, sono venute fuori altre dichiarazioni dei diritti dell’uomo, tra cui la dichiarazione dei diritti dell’uomo nell’Islam, approvata al Cairo nel 1990, che si può leggere integralmente a questo link.

La lettura è interessante, soprattutto per le donne. La dichiarazione del Cairo riconosce, come quella universale, i diritti fondamentali degli individui, e sembra molto più avanzata rispetto alla situazione concreta dei diritti civili in gran parte dei paesi islamici, ma alcuni punti lasciano un po’ perplessi.
Per esempio l’art. 17, dove si dice che:

Ognuno deve avere il diritto di vivere in un ambiente pulito, libero da vizio e corruzione morale (testo originale: away from vice and moral corruption).

Non male anche l’art. 22, sul diritto d’espressione, libero ma in conformità ai principi della Shari’ah. Anche perché, come chiarisce la norma:

L’informazione è una vitale necessità della società. Non dovrebbe essere sviluppata o usata male in modo da violare la santità e la dignità del Profeta, diminuire i Valori morali ed etici oppure disintegrare, corrompere o rovinare la società o indebolire la sua fede.

Insomma, liberi ma non troppo.
Ma veniamo al genere femminile, di cui pure vengono sanciti il diritto al lavoro e all’educazione dei figli. Per la dichiarazione del Cairo

La donna è pari all’uomo nella dignità umana, ed ha i propri diritti di realizzarsi così come i propri doveri di comportamento, e ha la propria soggettività giuridica e indipendenza economica, e il proprio diritto di mantenere il proprio nome e la propria linea famigliare.
Il marito è responsabile per il mantenimento e il benessere della famiglia.

Insomma, chi comanda s’è capito, ed è curioso poi che la regola diritti / doveri valga per la donna, ma non per l’uomo.
E’ vero, sarebbe già tanto se tutti i paesi di religione islamica (e non solo) rispettassero i principi della dichiarazione del Cairo.

Ma io continuo a preferire la nostra dichiarazione occidentalista; e pazienza per il vizio e la corruzione morale che mi circondano. Me ne farò una ragione.

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