Voci categorizzate come ‘internazionale’

Lo so che negli ultimi tempi sto trascurando questo blog, in favore di un altro, che tratta temi più personali. Ma non voglio abbandonarlo del tutto, e oggi ho avuto l’occasione per postare qualcosa di utile.
Mentre infatti leggevo l’ultimo numero di internazionale, ho trovato un brillante editoriale di Jacques Attali di cui voglio riportare alcuni passaggi, tanto per rispondere ai tanti teorici del complotto che dilagano su internet.
Ogni volta che si verifica un evento importante e misterioso, gli uomini cercano non solo un responsabile ma anche un colp’evole. E di solito non si accontentano di un movente, hanno bisogno di un complotto.
L’idea è attraente: un complotto fa pensare che l’inspiegabile trovi la sua causa in un’azione segreta, vile, globale, coerente, organizzata nell’ombra da un piccolo gruppo, di cui basterebbe sbarazzarsi per risovere il problema.
Attali ricorda che in questo momento la teoria del complotto va di moda per spiegare la crisi economica, e i fan della cospirazione trovano sempre nuovi manovratori nell’ombra: dalle banche americane alle compagnie petrolifere, dalla Cina in odio agli Stati Uniti agli Stati Uniti in odio alla Cina, dalla Banca Centrale Europea agli islamisti radicali.
Alcuni indicano dei cospiratori ancora più difficili da identificare, perché immaginare: gli ebrei, i massoni, gli illuminati e così via. In realtà il complotto, se c’è, è questo: qualunque gruppo di pressione anche moribondo, per sopravvivere ha bisogno di dare un senso a quello che non sa spiegare, e per farlo denuncia un complotto e indica un capro espiatorio. E poiché nella globalizzazione tutti i poteri sono, ognuno a suo modo, moribondi, ci sarà una valanga di capri espiatori e i carnefici si elimineranno a vicenda.
Questo è il punto importante: nessun potere o contropotere ha la minima influenza sugli eventi, perché l’umanità si è lasciata travolgere dai sistemi che ha creato, a cominciare dal mercato. E le teorie del complotto sono la manifestazione dell’impotenza dell’umanità di fronte al suo destino.
Sono perfettamente d’accordo. Ma probabilmente dal punto di vista dei teorici del complotto è perchè forse sono anch’io parte della cospirazione. Se posso scegliere, mettetemi nella cospirazione aliena, grazie.
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Il popolo dell’Iran vuole democrazia e libertà. Non lasciamolo solo.
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Mobilitiamoci per liberare Aung San Suu Kyi, imprigionata dal regime militare birmano per violazione degli obblighi degli arresti domiciliari che le sono stati imposti da 13 anni per la grave colpa di avere vinto le elezioni.
La sua colpa è che un attivista americano si sia introdotto a casa sua. Come se ti arrestassero per complicità se ti entra un ladro in casa e non lo denunci…
L’attenzione internazionale sul suo caso può sicuramente influenzare il regime birmano, e quindi andiamo su questo sito ed aderiamo all’appello: dobbiamo essere in tanti.
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E’ davvero deprimente assistere allo spettacolo offerto in questi giorni e in queste ore dal governo guidato da Silvio Berlusconi; la pressione di un potere tanto influente da rendere irrilevanti i sondaggi che danno una preponderante maggioranza degli italiani (54% contro 30%) favorevole alla fine delle cure per la povera Eluana Englaro, il premier e il ministro Sacconi partoriscono un decreto legge, che dopo il doveroso rifiuto della firma da parte del presidente Napolitano, diventa un disegno di legge.
Si supera l’ostacolo della necessità ed urgenza, ma l’incostituzionalità della norma rimane.
Questo è il testo dell’ex bozza decreto oggi disegno di legge:
In attesa dell’approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi
A parte il fatto che, come viene insegnato al primo anno della facoltà di giurisprudenza, le leggi devono essere generali ed astratte, e non risolvere un singolo caso concreto, la norma è in evidente contrasto con agli art. 13 e 32 della Costituzione, che sono alla base del diritto di ogni persona all’autodeterminazione e alla piena libertà di scelta in ambito sanitario, che come ha precisato la Corte di Cassazione non si ferma nemmeno di fronte al sacrificio del bene supremo della vita.
Così com’è la norma, che non è riferita ai soli soggetti incapaci, ma a tutti coloro che non sono in grado di provvedere a sé stessi, è manifestamente incostituzionale.
Un’incostituzionalità urlata, e che urta la sensibilità giuridica come quella comune; vogliamo forse un governo che ci obbliga a curarci anche se non lo vogliamo?
Speriamo che nella coscienza dei parlamentari prevalga la ragionevolezza, e che nel segreto dell’urla ognuno dei deputati e dei senatori voti come ritiene giusto, e non come gli viene chiesto (o imposto).
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La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata quasi sessant’anni fa (il 10 dicembre 1948) non è l’unica e alla fine non è nemmeno tanto universale. D’altronde, in nome di quel relativismo che alla fine finisce nel concreto per negare quegli stessi valori (di libertà, eguaglianza e fratellanza) che in teoria vorrebbe proclamare, tanti hanno criticato la sua impronta troppo occidentale, o troppo condizionata dalla tradizione giudaico-cristiana.
E così, sono venute fuori altre dichiarazioni dei diritti dell’uomo, tra cui la dichiarazione dei diritti dell’uomo nell’Islam, approvata al Cairo nel 1990, che si può leggere integralmente a questo link.
La lettura è interessante, soprattutto per le donne. La dichiarazione del Cairo riconosce, come quella universale, i diritti fondamentali degli individui, e sembra molto più avanzata rispetto alla situazione concreta dei diritti civili in gran parte dei paesi islamici, ma alcuni punti lasciano un po’ perplessi.
Per esempio l’art. 17, dove si dice che:
Ognuno deve avere il diritto di vivere in un ambiente pulito, libero da vizio e corruzione morale (testo originale: away from vice and moral corruption).
Non male anche l’art. 22, sul diritto d’espressione, libero ma in conformità ai principi della Shari’ah. Anche perché, come chiarisce la norma:
L’informazione è una vitale necessità della società. Non dovrebbe essere sviluppata o usata male in modo da violare la santità e la dignità del Profeta, diminuire i Valori morali ed etici oppure disintegrare, corrompere o rovinare la società o indebolire la sua fede.
Insomma, liberi ma non troppo.
Ma veniamo al genere femminile, di cui pure vengono sanciti il diritto al lavoro e all’educazione dei figli. Per la dichiarazione del Cairo
La donna è pari all’uomo nella dignità umana, ed ha i propri diritti di realizzarsi così come i propri doveri di comportamento, e ha la propria soggettività giuridica e indipendenza economica, e il proprio diritto di mantenere il proprio nome e la propria linea famigliare.
Il marito è responsabile per il mantenimento e il benessere della famiglia.
Insomma, chi comanda s’è capito, ed è curioso poi che la regola diritti / doveri valga per la donna, ma non per l’uomo.
E’ vero, sarebbe già tanto se tutti i paesi di religione islamica (e non solo) rispettassero i principi della dichiarazione del Cairo.
Ma io continuo a preferire la nostra dichiarazione occidentalista; e pazienza per il vizio e la corruzione morale che mi circondano. Me ne farò una ragione.
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Quando ormai la crisi economica è entrata nella sua fase più cupa, finalmente la BCE si è decisa ad abbassare il costo del denaro in Europa, che l’altroieri è sceso al 2,50%. Meglio tardi che mai, ma sarebbe stato meglio prima.
Sarebbe stato meglio che i banchieri di Francoforte ci pensassero prima, quando già erano chiare le avvisaglie di quello che stava succedendo. Personalmente, pur non essendo un economista, avevo scritto due post sul tema a marzo di quest’anno, quando era già chiaro che la politica della BCE di mantenere alti i tassi era sbagliata, e che non era certo l’inflazione il problema. Ben più autorevolmente di me, anche il presidente Sarkozy aveva invitato la BCE a cambiare politica, ma il suo appello non era stato più ascoltato del mio.
A luglio di quest’anno, infatti, la BCE invece di diminuire i tassi li ha incredibilmente alzati fino alla quota di 4,25%, appesantendo le rate dei mutui di milioni di famiglie, il che vuol dire meno consumi, con il conseguente peggioramento dell’economia.
La BCE alla fine si è accorta dell’errore, ma soltanto ad ottobre. Da allora, in due mesi, la BCE ha calato i tassi dell’ 1,75%, con una retromarcia clamorosa rispetto alla politica assunta solo 5 mesi fa.
Viene da chiedersi come abbia potuto un’organizzazione così prestigiosa, e per cui lavorano tanti e ottimi economisti, commettere un errore tanto madornale. Chissà. Forse è la fobia dell’inflazione che ancora affligge i banchieri tedeschi, forse sono i frutti di un un’ideologia economica (il Monetarismo) che ha sempre fallito nella pratica ma cui incredibilmente viene ancora dato credito.
In ogni caso, forse sarebbe il caso di mettere in discussione l’indipendenza assoluta della BCE; l’economia non appartiene agli economisti, ma a tutti noi. E quando andiamo a pagare la rata del mutuo, o guardiamo il conto in banca, ce ne accorgiamo.
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Esiste un diritto internazionale, o esiste soltanto la forza delle armi e la difesa dei propri interessi? L’interrogativo è lecito, di fronte alla guerra tra Russia e Georgia e le contraddizioni di Stati Uniti ed Europa, che dopo avere sostenuto l’indipendenza del Kosovo a scapito dell’integrità territoriale della Serbia oggi difendono l’integrità territoriale della Georgia a scapito dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud.
A prescindere dai torti e dalle ragioni del caso specifico, e dall’abile approffitamento russo della situazione, non si può non notare la contraddizione. Da entrambe le parti, perché le dichiarazioni di Bush sulla Georgia corrispondono specularmente a quelle di Putin sulla Serbia, e viceversa.
Può essere utile ricordare che il principio di autodeterminazione dei popoli (invocato da kosovari e ossetini del sud) è un principio (apparentemente) consolidato del diritto internazionale sancito dal Patto internazionale dei diritti civili e politici approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1966 ed entrato in vigore nel 1976, il quale all’art. 1 prevede che:
Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
Il Patto prevede inoltre che gli stati che hanno aderito al Patto debbono promuovere l’attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto.
Dall’altra parte sta il diritto degli Stati alla loro integrità territoriale (invocato ieri dalla Serbia e oggi dalla Georgia), sancito dagli artt. 1 e 4 dell’ Atto Unico di Helsinki del 1975, carta fondamentale dell’OCSE, che all’art. 3 stabilisce anche il diritto all’inviolabilità delle frontiere. Ma anche l’Atto Unico all’art. 7 sancisce il diritto dei popoli all’autodeterminazione. E tutte le parti in causa (Stati Uniti d’America, Federazione Russa, Georgia e Serbia) sono membri dell’OCSE.
Nel caso del Kosovo, c’era qualcosa i più: una risoluzione ONU e gli accordi di pace di Kumanovo che posero fine alla guerra in Kosovo prevedevano che la regione avrebbe avuto un’ampia autonomia ma sarebbe stata rispettata l’integrità territoriale della Serbia. Così non è stato, in violazione del primo e fondamentale principio del diritto internazionale: pacta sunt servanda.
Giusto o sbagliato, che sia, si è trattato di un precedente che oggi la Russia (e l’Ossezia del Sud) sfruttano a proprio svantaggio. Bisognava pensarci prima, anche perché centinaia sono i casi di popoli che potrebbero chiedere la propria indipendenza.
C’è il Tibet, ma c’è anche la Transinistria (regione della Moldavia a maggioranza russa), c’è il Sahara occidentale, ma ci sono anche i Paesi Baschi. E anche in Italia, non sarebbe forse legittimo che l’Alto Adige decidesse sul proprio status?
La soluzione a questi problemi andrebbe trovata attraverso principi riconosciuti del diritto internazionale che risolvano il contrasto (risolvibile?) tra diritto all’integrità territoriale e diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Ma invece sembra che l’unica soluzione sia quella che l’umanità adotta da qualche migliaio di anni: l’uso delle armi e la ragione del più forte.
Almeno, però, non raccontateci frottole.
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La squadra del Presidente vince la Coppa. Questo miscuglio tra sport e politica vi è famigliare? Già, ma vi sbagliate. Non siamo in Italia, ma in Russia.
Eh sì, perché lo Zenit di San Pietroburgo ha vinto la Coppa UEFA battendo 2-0 il Glasgow Rangers. E chi se ne frega, mi direte voi.
Sbagliato. E’ interessante invece sapere che lo Zenit San Pietroburgo è di proprietà della Gazprom, la società russa del gas, un colosso economico di proprietà pubblica. E indovinate chi è il presidente del Consiglio d’Amministrazione della Gazprom? Dimitri Medveved, cioé l’attuale Presidente della Russia, che nel tempo libero è appassionato di rock e tifoso (naturalmente) dello Zenit San Pietroburgo.
Ma che simpatico conflitto d’interessi.
E poi ci si stupisce se Berlusconi e Putin vanno d’accordo…
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Senza cibo si sta male. Con troppo cibo anche.
Due notizie, entrambe lette su Internazionale. La prima, l’allarmante aumento dei prezzi di alcuni generi alimentari di prima necessità, come il grano e il riso; (ieri ennesimo record) , che hanno portato a rivolte in molti paesi del Terzo Mondo, e in diversi casi (Cina, Vietnam, Russi, Argentina) è stata limitata l’esportazione dei prodotti agricoli. Secondo la FAO trentasei stati sono a rischio guerra civile. La speculazione ha aumentato a dismisura il prezzo di questi prodotti agricoli, ma non c’è solo questo: c’è anche il problema demografico, ovvero l’aumento esponenziale della popolazione proprio nei paesi (soprattutto africani) più poveri. Ci vorrebbe una seria politica della natalità, l’educazione all’utilizzo dei metodi anticoncenzionali, ma per il momento questi temi non sono all’ordine del giorno.
Anche dalle nostre parti il prezzo di pane e pasta sta aumentando, com’è ovvio visto quello che sta succedendo nel mondo, con il grano che in dieci mesi ha triplicato il suo prezzo. Sarebbe strano il contrario. Speriamo che ciò porti a pensare anche a quello che succede oltre il cancello di casa nostra.
La seconda notizia è che dopo la fine dell’Unione Sovietica e l’isolamento economico di Cuba, la popolazione ha diminuito il consumo calorico giornaliero da 2.800 a 1.800 calorie e ha dovuto incrementare l’attività fisica a causa del prezzo della benzina. Risultato: un grande miglioramento della salute, meno obesi, meno ictus, meno diabete, meno malattie cardiache.
La conclusione è lineare: se la parte più ricca del mondo mangiasse meno starebbe meglio, e starebbe meglio anche la parte più povera, visto che il prezzo degli alimentari ovviamente si abbasserebbe. E’ una buona idea, vero?
Ma provate a convincere un americano…
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Qualcuno si ricorda più della Somalia?
Eppure in Italia dovremmo avere a cuore le sorti di un paese che è stato una nostra colonia, anzi la nostra colonia per eccellenza. Un paese dove nelle scuole si studiava l’italiano, l’università di Mogadiscio era collegata alle università italiane e il dittatore Siad Barre aveva studiato alla scuola sottuficiali dei Carabinieri.
Invece, non sentiamo più parlare della Somalia da quando gli Stati Uniti sono intervenuti tramite l’Etiopia, sostenendo di voler impedire la nascita di uno stato islamico e di voler combattere il solito spettro Al Qaeda.
La realtà era un po’ diversa. Nella Somalia centro-meridionale (il nord è di fatto uno stato autonomo, il Somaliland) erano andate al potere le milizie delle Corti Islamiche; un raro caso di presa militare del governo da parte dei giudici. Giudici islamici, perché da quando lo stato non c’è più la giustizia in Somalia è rappresentata dai giudici religiosi.
Le Corti islamiche avevano imposto regole assurde quanto ridicole, poco conformi all’Islam moderato della Somalia, ma avevano anche riportato la pace e la sicurezza. Pace e sicurezza che dopo l’intervento etiope-americano sono del tutto scomparse.
Anche perché i fini strateghi di Washington ancora una volta non hanno considerato storia e cultura locali, e in particolare l’acerrima rivalità tra i somali e l’Etiopia.
Adesso è emergenza umanitaria, si parla di un milione di sfollati. I prezzi del cibo sono alle stelle, c’è il problema siccità, ogni giorno 20 mila persone devono lasciare le loro case per gli scontri tra truppe etiopi e milizie delle Corti islamiche.
Perché non se ne parla, perché questa notizie non sono sulle prime pagine dei nostri giornali? Sono meno importanti delle terze nozze della prima moglie del presidente francese?
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