Diritti e Ingiustizie

Post da Settembre 2009

Contro tutte le isterìe

4, Settembre, 2009 · 2 Commenti

Rogo di Savonarola

La deriva moralistica-bacchettona del giornalismo italiano (perché la società va in tutt’altra direzione) fa la sua prima vittima: Dino Boffo, il direttore de L’Avvenire, che si è dimesso dopo gli editoriali de Il Giornale di Vittorio Feltri che lo accusava di avere concordato il pagamento di una multa di 500 euro per un episodio di molestie, anche se la chiave della vicenda non era tanto questa, quanto i comportamenti privati di Boffo, che in un moderno paese europeo non avrebbero nulla di riprovevole; ma l’Italia non è ancora (o non è più?) un moderno paese europeo.

Bisogna però dire che il moralismo bacchettone è nato dall’altra parte, in quel giornalismo che invece di criticare il quarto governo Berlusconi per quello che ha fatto e soprattutto per tutto quello che non ha fatto, si occupa di quello che fa in camera da letto, che saranno anche affari suoi.   Attacchi così fastidiosi che sono riusciti persino a rendere simpatico Berlusconi a me, che non l’ho mai votato e mai lo farò.

Lo so che non è la stessa cosa, ma purtroppo non riesco a non vedere un collegamento tra il moralismo di chi attacca Berlusconi per i suoi comportamenti privati, e l’attacco giornalistico di cui è rimasto vittima Dino Boffo, cui va tutta la mia solidarietà.

Della solidarietà a Berlusconi non c’è bisogno, lui si difende da solo, anzi straborda nelle sue difese fino a farsi male da solo, probabilmente.

Adesso ha fatto causa a Repubblica e L’Unità, due cause civili in cui ha richiesto svariati milioni di euro.   La sua mossa ha suscitato una reazione che dal mio modesto punto di vista è davvero esagerata.  Tre autorevoli giuristi hanno promosso un appello contro l’attacco alla stampa che consisterebbe proprio nelle due cause civili, e che sarebbe (cito)

un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa

Addirittura?  Una semplice causa civile avrebbe tutta questa forza? Ma ci dimentichiamo che la causa dev’essere discussa in tribunale, che ci saranno tre gradi di giudizio, che entrambe le parti potranno dimostrare le loro ragioni, che poi il tutto durerà degli anni.

Tanto per parafrasare il testo dell’appello, stupisce davvero che tre esimi giuristi come Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky abbiano firmato una simile enormità.

Una causa civile non è un’intimidazione, è la richiesta di un giudizio su alcuni fatti.

Se Berlusconi ha ragione, e quello che è stato scritto su di lui sono falsità, tutte invenzioni di giornalisti malevoli, è giusto che abbia un risarcimento, anche se probabilmente non otterrebbe comunque più di 100-200 mila euro, altro che i milioni richiesti.

Ma mettiamo invece l’ipotesi che le cose scritte da Repubblica e L’Unità siano vere. Berlusconi non solo perderebbe la causa, ma potrebbe esporsi al rischio che i giornalisti dimostrino in giudizio la verità di quanto hanno scritto, per esempio chiamando a testimoniare i protagonisti delle varie vicende.  Una situazione che potrebbe essere molto, molto imbarazzante per il Presidente del Consiglio, se quello che è stato scritto fosse vero.

A parte il fatto che potrebbe perdere comunquie la causa perché, ad esempio, la diffamazione riguarda i fatti narrati e non certo i giudizi o le critiche di natura politica.  Figurarsi le domande.    Ma non c’è nulla da indignarsi o protestare se qualcuno (si chiami anche Silvio Berlusconi) comincia una causa civile…

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