E’ come se uno avesse problemi ai freni e decidesse di cambiare i cerchioni delle ruote, perché non gli piacciono più. Ecco, questo è l’approccio del governo Berlusconi quater (è il suo quarto tentativo, non dimentichiamolo) al problema della giustizia italiana.
Noi operatori del diritto siamo quotidianamente alle prese con un problema devastante come la lunghezza dei processi, che in certe realtà porta a rinvii di 6 o 7 anni da un’udienza ad un’altra, a causa della carenza di organico dei magistrati e del fatto che molti di loro in realtà fanno altro, dai consiglieri giuridici nei ministeri alla direzione organizzativa degli uffici giudiziari stessi.
Invece per il governo i problemi urgenti da risolvere sono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, piu’ poteri alla polizia giudiziaria e meno ai pubblici ministeri, e ulteriori norme a favore degli imputati nei processi penali. Curioso, perché probabilmente la cittadinanza italiana non ha l’impressione che la giustizia penale in Italia sia particolarmente dura o severa, e i casi di Pietro Maso, di Erika e Omar, di gran parte dei terroristi rossi e neri sembra dimostrare il contrario.
Macché. Il governo Berlusconi quater vuole una giustizia penale ancora più morbida ed inefficiente. E intanto, tra riformette incommentabili, la giustizia civile sprofonda lentamente ma inesorabilmente verso il fondo, a scapito dei cittadini onesti e corretti, di chi lavora e magari vorrebbe essere pagato per il suo lavoro, di chi ha subito un danno e vuole ottenere un risarcimento, di chi vuole rifarsi una vita dopo un matrimonio fallito.
Unica consolazione: se si infuriano e fanno una pazzia, perlomeno avranno un giudizio penale con tutte le garanzie del c.d. giusto processo.
Ah ah ah