Diritti e Ingiustizie

Post da Dicembre 2008

Riformetta della giustizia: non c’è mai fine al peggio

15, Dicembre, 2008 · 6 Commenti

E’ incredibile.  La riformetta Alfano del processo civile, che avanza piano piano in parlamento rimbalzando tra Camera e Senato riesce perfino a peggiorare, e dire che aveva già meritato commenti come

una politica di piccoli orizzonti (..) alterazioni incoerenti con la tradizione giuridica continentale (…) interventi parziali e in larga misura velleitari.

E si tratta di giudizi contenuti nella mozione approvata lo scorso 14.11 dal Congresso nazionale degli avvocati italiani, certo non sospettabili di antipatia preconcetta nei confronti del governo, che ha persino avanzato una proposta in 6 punti, che però ha il difetto di essere ragionevole, efficace e di facile applicazione.

Tutto il contrario del disegno di legge in esame al Parlamento, con i suoi  tanti aspetti inutili se non dannosi, dalla testimonianza scritta (rido per non piangere) all’allargamento delle competenze dei giudici di pace (trasformati nei pretori del XXI secolo), dall’introduzione dell’ennesimo nuovo rito processuale al filtro di ammissibilità per i ricorsi in cassazione.

Ecco, quest’ultimo aspetto nel percorso parlamentare è stato persino peggiorato.  Impossibile?  Invece no (purtroppo): tra i motivi di inammisibilità del ricorso in cassazione è stata aggiunta l’ipotesi in cui la sentenza d’appello ha confermato quella di primo grado, se si vuole fare ricorso per contraddittorietà o lacunosità della motivazione.

In più, altra spumeggiante novità, per fare ricorso in cassazione le tasse da versare allo Stato aumentano di molto, riducendo così le possibilità di difendersi in giudizio per chi ha risorse economiche limitate.  Dopo il caso Sky, il governo aumenta anche le tasse sulla giustizia, smentendo un’altra volta le sue promesse elettorali.

Finito qua?  Magari.   Secondo l’ultima versione della riformetta, il giudice, nella prima udienza, potrebbe concedere i tre termini per le memorie integrative e istuttorie solo in presenza di “gravi motivi“.   Ma non ci sono abbastanza avvocati in Parlamento per capire l’assurdità di una norma simile?   Vogliono abbreviare i tempi dei processi?   Ma il problema delle giustizia lenta non si risolve certo eliminando questa fase di 80 giorni in tutto, come non si risolveva togliendo le c.d. ferie giudiziali estive, perchè il problema dei tempi nasce dalle carenze di organico della magistratura, e non certo dalle regole processuali…  Cosa serve risparmiare meno di tre mesi in un intero processo, se poi tra un’udienza e l’altra passa un anno?

Ma tanto, chi se ne frega, il problema per il governo è la separazione delle carriere…   Che immensa tristezza.

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Relativismo no grazie

7, Dicembre, 2008 · 7 Commenti

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata quasi sessant’anni fa (il 10 dicembre 1948) non è l’unica e alla fine non è nemmeno tanto universale. D’altronde, in nome di quel relativismo che alla fine finisce nel concreto per negare quegli stessi valori (di libertà, eguaglianza e fratellanza) che in teoria vorrebbe proclamare, tanti hanno criticato la sua impronta troppo occidentale, o troppo condizionata dalla tradizione giudaico-cristiana.

E così, sono venute fuori altre dichiarazioni dei diritti dell’uomo, tra cui la dichiarazione dei diritti dell’uomo nell’Islam, approvata al Cairo nel 1990, che si può leggere integralmente a questo link.

La lettura è interessante, soprattutto per le donne. La dichiarazione del Cairo riconosce, come quella universale, i diritti fondamentali degli individui, e sembra molto più avanzata rispetto alla situazione concreta dei diritti civili in gran parte dei paesi islamici, ma alcuni punti lasciano un po’ perplessi.
Per esempio l’art. 17, dove si dice che:

Ognuno deve avere il diritto di vivere in un ambiente pulito, libero da vizio e corruzione morale (testo originale: away from vice and moral corruption).

Non male anche l’art. 22, sul diritto d’espressione, libero ma in conformità ai principi della Shari’ah. Anche perché, come chiarisce la norma:

L’informazione è una vitale necessità della società. Non dovrebbe essere sviluppata o usata male in modo da violare la santità e la dignità del Profeta, diminuire i Valori morali ed etici oppure disintegrare, corrompere o rovinare la società o indebolire la sua fede.

Insomma, liberi ma non troppo.
Ma veniamo al genere femminile, di cui pure vengono sanciti il diritto al lavoro e all’educazione dei figli. Per la dichiarazione del Cairo

La donna è pari all’uomo nella dignità umana, ed ha i propri diritti di realizzarsi così come i propri doveri di comportamento, e ha la propria soggettività giuridica e indipendenza economica, e il proprio diritto di mantenere il proprio nome e la propria linea famigliare.
Il marito è responsabile per il mantenimento e il benessere della famiglia.

Insomma, chi comanda s’è capito, ed è curioso poi che la regola diritti / doveri valga per la donna, ma non per l’uomo.
E’ vero, sarebbe già tanto se tutti i paesi di religione islamica (e non solo) rispettassero i principi della dichiarazione del Cairo.

Ma io continuo a preferire la nostra dichiarazione occidentalista; e pazienza per il vizio e la corruzione morale che mi circondano. Me ne farò una ragione.

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Il bradipo di Francoforte

5, Dicembre, 2008 · 1 Commento

Quando ormai la crisi economica è entrata nella sua fase più cupa, finalmente la BCE si è decisa ad abbassare il costo del denaro in Europa, che l’altroieri è sceso al 2,50%.  Meglio tardi che mai, ma sarebbe stato meglio prima.

Sarebbe stato meglio che i banchieri di Francoforte ci pensassero prima, quando già erano chiare le avvisaglie di quello che stava succedendo.  Personalmente, pur non essendo un economista, avevo scritto due  post sul tema a marzo di quest’anno, quando era già chiaro che la politica della BCE di mantenere alti i tassi era sbagliata, e che non era certo l’inflazione il problema.  Ben più autorevolmente di me, anche il presidente Sarkozy aveva invitato la BCE a cambiare politica, ma il suo appello non era stato più ascoltato del mio.

A  luglio di quest’anno, infatti, la BCE invece di diminuire i tassi li ha incredibilmente alzati fino alla quota di 4,25%, appesantendo le rate dei mutui di milioni di famiglie, il che vuol dire meno consumi, con il conseguente peggioramento dell’economia.

La BCE alla fine si è accorta dell’errore, ma soltanto ad ottobre.  Da allora, in due mesi, la BCE ha calato i tassi dell’ 1,75%, con una retromarcia clamorosa rispetto alla politica assunta solo 5 mesi fa.

Viene da chiedersi come abbia potuto un’organizzazione così prestigiosa, e per cui lavorano tanti e ottimi economisti, commettere un errore tanto madornale.  Chissà.  Forse è la fobia dell’inflazione che ancora affligge i banchieri tedeschi, forse sono i frutti di un un’ideologia economica (il Monetarismo) che ha sempre fallito nella pratica ma cui incredibilmente viene ancora dato credito.

In ogni caso, forse sarebbe il caso di mettere in discussione l’indipendenza assoluta della BCE; l’economia non appartiene agli economisti, ma a tutti noi.   E quando andiamo a pagare la rata del mutuo, o guardiamo il conto in banca, ce ne accorgiamo.

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