Diritti e Ingiustizie

Post da Novembre 2008

Il diritto all’autogoverno

30, Novembre, 2008 · 3 Commenti

Federalismo fiscale, autonomie locali, devolution. Stiamo parlando delle cose sbagliate. La vera questione che dovrebbe essere al centro del dibattito politico dovrebbe essere il diritto all’autogoverno. Forse non ne siamo abbastanza consapevoli, ma il principio dell’autogoverno è già presente, sotterraneo come un fiume carsico, in molte discussione di politica (apparentemente) locale.

Basta citare alcuni nomi di luoghi, per capire di cosa intendo parlare: Val di Susa, Ampugnano, Chiaiano, Vicenza.
Quest’ultima è forse la questione più emblematica, da quando la decisione del Comune di Vicenza di svolgere un referendum popolare sulla nuova base americana all’aeroporto Dal Molin è stata sospesa dal Consiglio di Stato con un’incredibile ordinanza che esorbitando evidentemente dai poteri dell’organo di giustizia amministrativa è entrata nel merito del quesito, impedendo ai cittadini di Vicenza di dire il proprio parere in maniera ufficiale.
La reazione della città è stata però ancor più significativa, perché la consultazione spontanea organizzata in poche ore dai contrari alla nuova base ha avuto una partecipazione mai vista prima per un referendum auto-organizzato, dimostrando così che la città di Vicenza reclamava il diritto di decidere per sé stessa.

Una parte importante dei cittadini di Vicenza ha così rivendicato il proprio diritto all’autogoverno, nel clamoroso silenzio di quella forza politica (la Lega Nord) che a parole difende gli stessi principi ma che in questa vicenda ha invece appoggiato il centralismo più assolutista e accentratore.

L’aspetto più interessante è però proprio la rivendicazione del diritto all’autogoverno delle comunità locali, in opposizione all’identificazione della sovranità popolare solo con il livello di governo statuale.
Vicenza è solo una delle comunità locali che chiede di decidere liberamente e in piena autonomia dello sviluppo economico, sociale e culturale del proprio territorio, chiedendo il rispetto di un diritto che è stato riconosciuto anche a livello internazionale dalla Carta Europea dell’Autogoverno locale, approvata a Strasburgo il 15.10.1985.

Il diritto all’autogoverno consiste nel diritto di ogni comunità locale ad avere l’ultima parola sulle decisioni che riguardano in primo luogo il suo territorio e i suoi componenti, ed a poterla esprimere nella maniera più democratica, senza imposizioni dall’alto.
Si tratta di un diritto che può ricostruirsi come una sorta di sintesi tra il principio anglosassone del no taxation without representation e il diritto di autodeterminazione dei popoli sancito dall’art. 1 del Patto internazionale dei diritti civili e politici del 1966, il quale prevede che i popoli hanno diritto di decidere liberamente del loro statuto politico e di perseguire liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

Il diritto all’autogoverno locale, inteso nel senso più ampio, è affine anche al principio del self-government di cui si parlava già nel XIX secolo negli Stati Uniti, e che venne definito come

great principle of popular sovereignity, which guaranties to each State and Territory the right to do as it pleases on all things, local and domestic, instead of Congress interfering

Lo stesso principio, del resto, non è affatto sconosciuto alla nostra storia giuridica e politica. Tutt’altro: le radici del diritto all’autogoverno le troviamo già nel nostro medioevo, in quelle teorie giuridiche che nel Medioevo diedero dignità teorica alle libertà comunali, e tra tutte il pensiero di Bartolo da Sassoferrato, che già nel XIV secolo scrisse del concetto di jurisdictio come diritto di ogni comunità a darsi delle leggi.

Purtroppo, in seguito, la storia d’Italia vide trionfare principi del tutto opposti: l’attuale organismo statuale si è di fatto evoluto da una monarchia assoluta e centralista, e nonostante le varie vicissitudini storiche che comunque lo hanno democratizzato, ha purtroppo conservato una linea di continuità che rimane quella di uno Stato in cui il potere è accentrato a livello nazionale.

Forse adesso, però, i tempi sono maturi per tornare a rivendicare il diritto di ogni comunità locale a decidere per sé stessa e per il proprio territorio, riprendendo il filo interrotto dai troppi assolutismi che hanno contraddistinto la storia d’Italia. Jurisdisctio, self-government, autogoverno, sono parole di cui dobbiamo (ricominciare a) parlare.

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Niente parenti in facoltà

21, Novembre, 2008 · 2 Commenti

E’ stato approvato l’emendamento al ddl sull’università che introduce il divieto di partecipare ai concorsi per figli, mogli e fratelli dei docenti universitari.  

Troppo bello per essere vero, ed in effetti la notizia è inventata.   Eppure sarebbe così semplice.   Invece del solito blaterare sui problemi dell’università, che sono gli stessi di quarant’anni fa (basta vedere gli slogan del ‘68), e invece di inventarsi regole barocche sui concorsi, si potrebbe intanto approvare una riforma semplice semplice, di un solo articolo, che almeno risolverebbe uno degli scandali più vergognosi del nostro sistema universitario.

Siccome sono un inguaribile ottimista, e penso che magari qualche politico bene intenzionato si possa leggere il mio blog, ecco il testo della norma che si potrebbe introdurre:

Non possono partecipare ai concorsi per la copertura dei posti vacanti e per la nomina in ruolo di professori ordinari o associati e di ricercatori indetti da una determinata Università coloro che hanno vincoli di parentela o di affinità fino al secondo grado con professori ordinari della medesima Università e fino al terzo grado se il rapporto di parentela o di affinità è relativo a professori della stessa Facoltà per cui è indetto il concorso.

La norma è presa tale e quale dalla norma dell’ordinamento giudiziario che sancisce l’incompatibilità tra magistrati, adattata al settore universitario.   Non c’è quindi obiezione di incostituzionalità o altro che potrebbe essere sollevata.  Basta la volontà politica.

Certo, dispiace per il figlio geniale di un professore geniale che vuole seguire la stessa strada, ma se non può fare il concorso a Modena lo potrà fare a Ferrara: in fondo siamo il paese delle cento università e una norma come quella penalizzerebbe solo furbetti e raccomandati.

Ecco perché temo che non venga mai approvata.

 

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Il danno esistenziale è vivo e lotta insieme a noi

13, Novembre, 2008 · Lascia un Commento

Grandi novità dalla Cassazione, che dopo tanta attesa ha finalmente depositato le sentenze sul danno esistenziale, e sul danno non patrimoniale in generale.

Alcune notizie d’agenzia danno per defunto il danno esistenziale, ma non è affatto così.  Basta leggere le motivazioni della sentenza 26972/2008 (che si possono leggere a questo link) e delle altre sentenze “gemelle” (numerate 26973, 26974 e 26975) per capire che le cose stanno in maniera completamente diversa.  Basta leggere questo interessante passaggio:

in presenza di reato, superato il tradizionale orientamento che limitava il risarcimento al solo danno morale soggettivo, identificato con il patema d’animo transeunte, ed affermata la risarcibilità del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, anche il pregiudizio non patrimoniale consistente nel non poter fare (ma sarebbe meglio dire: nella sofferenza morale determinata dal non poter fare) è risarcibile.

Non a caso, il giudizio deciso dalla sentenza n. 26972/2008 si è concluso favorevolmente al danneggiato, che reclamava proprio il mancato risarcimento del danno esistenziale.

La Cassazione, comunque, ha ridisegnato completamente il danno non patrimoniale, rimescolando le carte e riportando tutti le sottocategorie di danno (biologico, morale, esistenziale) nell’unico grande calderone del danno non patrimoniale.

Di fatto, però, ha confermato che va risarcito ogni danno ad un diritto tutelato dalla Costituzione o da Convenzioni internazionali, si tratti del danno alla salute (il danno biologico) o del danno ai rapporti famigliari, alla reputazione personale, alla professionalità e quant’altro (tutto ciò che veniva risarcito con il danno esistenziale).   Insomma, danno biologico e danno esistenziale continueranno ad esistere nella pratica del diritto, come sintesi di concetti più complessi.

Dove le cose cambiano del tutto, è per quanto riguarda il danno morale.   Ma le sentenze sono ancora fresche di stampa, le cose scritte sono tante e anche un po’ contraddittorie, che bisognerà metabolizzarle con calma.

Nel frattempo, in ogni caso, va ribadito che il danno esistenziale (quello vero, quello più importante) non è stato affatto cancellato, ma rimane ancora uno straordinario strumento di tutela per chi ha subito un danno. 

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L’ippica salverà il governo?

7, Novembre, 2008 · 4 Commenti

Una delle grandi emergenze nazionali è stata risolta, grazie al provvidenziale intervento dell’on. Cota, capogruppo della Lega Nord, che con il suo emendamento “salva-ippica” ha fatto approvare uno stanziamento di 25 milioni di euro in favore del settore.   Si salverà così, ha dichiarato l’on. Cota,  

“una parte importante della nostra cultura, perché l’ippica porta con sé un bagaglio di valori legati allo sport e alla storia che oggi grazie all’impegno della Lega Nord è stato salvato”.

Chissà se questo provvidenziale favore della cultura e (naturalmente) dei valori, farà recuperare al governo i consensi che negli ultimi tempi stanno scemando, dato che stando agli ultimi sondaggi, il gradimento per il governo nel suo complesso non supera il 53%, e il consenso di Silvio Berlusconi non è molto più alto.  Altro che consenso del 72%…

Ma questo è il problema di chi si circonda di yes-man.  Quando hai buone idee, tutti a dire “bene, bravo, grandioso”, ma quando sbagli di grosso, ti dicono comunque “bene, bravissimo, eccezionale”. 

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Il legislatore benemerito

3, Novembre, 2008 · Lascia un Commento

Ci dev’essere qualcuno, in Parlamento, che la mattina si guarda allo specchio, mentre si sistema la cravatta, si guarda sbigottito, e poi pensa “Ehi, ma io sono deputato!”. Ma qualcuno di questi, evidentemente, ci vuole bene e ha pensato di fare qualcosa di utile anche se quel giorno di parlava di tutt’altro.

E’ così che si spiega che, senza che non c’entri assolutamente nulla, nella legge di approvazione del decreto Alitalia è stata introdotta una piccola disposizione normativa, che recita

Il secondo comma dell’articolo 2952 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Gli altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione e dal contratto di riassicurazione si prescrivono in due anni dal giorno in cui si e’ verificato il fatto su cui il diritto si fonda»

Ai non addetti ai lavori sembrerà una norma da niente, invece è una riforma molto significativa, perché toglie uno dei tanti privilegi alle compagnie assicurative, che riguardava la prescrizione delle polizze assicurative, che fino al 28.10.2008 era di un solo anno.  In pratica, se uno aveva un infortunio, e non si sbrigava a chiedere i soldi alla compagnia con cui aveva stipulato una polizza, dopo un anno perdeva tutto.  Cosa che naturalmente accadeva spessissimo, come deve avere pensato il benemerito promotore di quell’emendamento.

Adesso, quindi, ci sono due anni per chiedere l’indennizzo alla compagnia di assicurazione.

E’ una svolta epocale, perché dal 2000 ad oggi governi di ogni colore non hanno fatto altro che favorire le compagnie di assicurazione, dalla tabella unica nazionale per le piccole lesioni all’indennizzo (ma meglio sarebbe dire bidonizzo) diretto.  Ora, incredibilis dictu, è stata introdotta una norma a favore degli assicurati.

A volte capitano.

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Numeri

1, Novembre, 2008 · 3 Commenti

I numeri non mentono. E sono impietosi.

I tagli ai Fondi per l’università previsti dalla Finanziaria, secondo i dati del Sole24Ore, ammontano ad un miliardo e 441 milioni di euro in 5 anni. Già così, è sconcertante.

Ma lo è molto di più, se consideriamo che lo Stato spenderà quasi mezzo miliardo di euro in più per salvare Alitalia (costo totale 2 miliardi di euro), o che nello stesso lasso di tempo i partiti incasseranno 1 miliardo di euro (200 milioni all’anno) di rimborsi elettorali. Complessivamente, il doppio di quello che viene tolto all’istruzione e alla ricerca universitaria.

Certo, il governo Berlusconi doveva trovare i soldi per coprire il buco dell’ICI tolta anche ai ricchi (poverini…), ma guarda caso per Alitalia e per i partiti i soldi ci sono sempre…

I numeri non mentono. Loro no.

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