Diritti e Ingiustizie

Post da Settembre 2008

L’ultima invenzione del governo

24, Settembre, 2008 · Lascia un Commento

Troppi processi?  La soluzione del governo è quella di ridurre forzatamente e in maniera del tutto irrazionale i giudizi di Cassazione.  Ma sì, chi se ne importa dei processi di merito che durano 10 anni, qualcuno al Ministero chissà perché ha pensato che i problemi sono all’ultima fase, e così ha avuto la bella idea di introdurre un bel filtro di ammissibilità dei ricorsi in Cassazione.

E’ infatti in discussione al Parlamento il disegno di legge che contiene, tra l’altro, la riformetta Alfano, che già di per sè lasciava a desiderare, tra allargamento delle competenze dei giudici di pace e testimonianze per iscritto.  Come se non bastasse, alla Camera il governo ha proposto un emendamento, regolarmente approvato, che introdue un nuovo articolo nel codice di procedura civile:

«360-bis. (Ammissibilità del ricorso). Il ricorso è dichiarato ammissibile: 
a) quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo difforme da precedenti decisioni dalla Corte; b) quando il ricorso ha per oggetto una questione nuova o una questione sulla quale la Corte ritiene di pronunciarsi per confermare o mutare il proprio orientamento ovvero quando esistono contrastanti orientamenti nella giurisprudenza della Corte; 
c) quando appare fondata la censura relativa a violazione dei principi regolatori del giusto processo; 
d) quando ricorrono i presupposti per una pronuncia ai sensi dell’articolo 363. 
Sull’ammissibilità del ricorso la Corte decide in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile resa da un collegio di tre magistrati. 

Non bisogna essere Kelsen per capire che questa norma, se rimarrà anche nella versione definitiva, sarà al contempo inutile e dannosa, coerentemente del resto con la riformetta tutta.  

Sarà inutile perché i tre giudici che dovranno decidere sull’ammissibilità si dovranno esaminare tutte le carte, e quindi il loro lavoro aumenterà, e tutte le volte che il ricorso verrà dichiarato ammissibile sarà del tutto inutile, perché il fascicolo dovrà nuovamente essere esaminato, magari da altri magistrati.  E più lavoro anche per messi, cancellieri, e così via.

Sarà dannosa perché mette un freno all’evoluzione della giurisprudenza, mettendola sostanzialmente in mano alle Corti d’appello, che storicamente è l’organo giudicante meno innovativo.  Eppure, in questi anni i nostri giudici avevano dato splendida prova della propri capacità di fare evolvere senza scossoni il sistema giuridico, e basti citare la tutela dei conviventi, il danno biologico prima e il danno esistenziale poi, la libertà di scelta del paziente e il suo diritto all’informazione.

Già, ma in effetti forse (forse) è proprio tutto questo che si vorrebbe fermare. 

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Indemocratico

17, Settembre, 2008 · Lascia un Commento

Poca democrazia nel Partito Democratico. La commissione nazionale di garanzia (in buona sostanza, l’organo giudiziario interno del PD) ha respinto il ricorso di un iscritto (il sen. Lettieri), che aveva contestato la validità delle votazioni con cui l’Assemblea Nazionale di giugno ha approvato alcune modifiche statutarie

Il problema è che il ricorso era indubbiamente fondato.

L’art. 44 dello Statuto del Partito Democratico prevedeva (ma prevede anche oggi) che le modifiche statutarie devono essere approvate a maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea Nazionale, ovvero devono raggiungere il quorum di 1400 voti a favore.

Invece, all’Assemblea di giugno, come ha sottolineato l’ex ministro Parisi, i presenti erano poco più di 600 (meno della metà del quorum), forse perché molte persone hanno visto calare il proprio entusiasmo partecipativo visto che le precedenti due assemblee erano state più delle convention che luoghi di decisione.

Per respingere il ricorso la commissione dei garanti sostiene che è vero che l’Assemblea costituente (eletta nel corso delle famose primarie) oggi svolge le funzioni dell’Assemblea Nazionale, ma che le regole previste per il funzionamento di quest’ultima non valgono per l’Assemblea costituente. Un’acrobazia concettuale senza alcun fondamento logico, ancor prima che giuridico.

Una decisione così poco convincente in termini di legalità e democrazia interna non è un bell’esempio per un partito che si dice Democratico, con il suo Statuto lungo e pomposo, zeppo di grandi declaratorie senza (evidentemente) alcuna rilevanza reale visto che le sue disposizioni vengono tranquillamente violate senza conseguenza alcuna. Molto poco coerente con lo stesso nome del partito.

Ma d’altro canto, se si pensa a tutte le politiche anti-libertarie che sta portando avanti quello che è stato chiamato “Popolo della Libertà”, tutto torna!

Purtroppo.

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A caccia di animali domestici (inselvatichiti)

13, Settembre, 2008 · 4 Commenti

In Veneto si potranno cacciare cani e gatti? L’allarme lanciato dalla Lega Abolizione Caccia del Veneto (per fortuna) è un po’ esagerato, ma la notizia ha un fondamento concreto: il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato la legge 24.7.2008, disposizioni di riordino e semplificazione normativa in materia foreste, usi civici, agricolatura, caccia e pesca, che all’articolo 61, di modifica dell’art. 17 della L.R. 9.12.1993 n. 50, introduce anche la “fauna domestica inselvatichita”, accanto a quella selvatica, tra le specie animali soggette a controllo.
Questo controllo, secondo l’art. 17 della L.R. 50/1993, va preferibilmente effettuato “mediante l’utilizzo di metodi ecologici” ma in subordine – e questo è l’aspetto più inquietante- attraverso

piani di abbattimento i quali possono essere attuati, anche in deroga ai tempi e orari ai quali è vietata la caccia, dai soggetti previsti al comma 2 dell’articolo 19 della legge n. 157/1992 e da operatori muniti di licenza per l’esercizio dell’attività venatoria, all’uopo espressamente autorizzati dalla Provincia, direttamente coordinati dal personale di vigilanza della stessa

In pratica, l’esecuzione dei piani di abbattimento (cioè di uccisione degli animali giudicati “nocivi”) potrebbe venire affidata ai cacciatori.
A questo punto, la palla passa alle amministrazioni provinciali.

Che potrebbero decidere la caccia ai temuti piccioni, alle feroci nutrie, o ai terribili furetti (foto).
Ma chi lo sa, anche le tartarughe o i canarini…
Senza contare che, in effetti, teoricamente anche cani e gatti potrebbero essere nel mirino (e non solo metaforicamente).
A rischiare potrebbero essere soprattutto i cani, se qualcuno sollevasse il problema di branchi di cani randagi, di cui nel Veneto non si ha notizia, ma non si mai. Non si è mai nemmeno sentito di una persona contagiata da un colombo, ma la leggenda metropolitana secondo cui “portano malattie”, non è mai morta. Quali malattie nessuno lo sa, ma la leggenda continua come ai tempi di mia nonna.

Comunque c’è poco da stupirsi; l’assessore alla caccia della Regione Veneto è l’assessore Elena Donazzan, esponente di AN notoriamente vicina al mondo venatorio e che anche recentemente ha emesso un duro comunicato stampa contro i limiti alla caccia introdotti dall’ex ministro Pecorario Scanio.

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