Diritti e Ingiustizie

I precari tutti in regola. Ecco perché.

7, Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Due mesi fa era uscita la notizia che la Cassazione con la sentenza n. 9812 del 14 aprile 2008 aveva riconosciuto che le telefoniste di un call center non erano lavoratrici autonome, ma subordinate.

In realtà, leggendo le motivazioni della sentenza, la Cassazione non ha detto nulla di trascendentale o particolarmente nuovo. La Corte infatti ha affermato che:

l’elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale. Costituiscono poi indici sintomatici della subordinazione, valutabili dal giudice del merito sia singolarmente che complessivamente, l’assenza del rischio di impresa, la continuità della prestazione, l’obbligo di osservare un orario di lavoro, la cadenza e la forma della retribuzione, l’utilizzazione di strumenti di lavoro e lo svolgimento della prestazione in ambienti messi a disposizione dal datore di lavoro…

Non si tratta di affermazioni particolarmente innovative; innovativo è piuttosto il fatto che finalmente questi principi vengano applicati anche ai rapporti di lavoro nei call center che sono oggettivamente, da ogni punto di vista, rapporti di lavoro subordinato. Probabilmente, la sentenza ha fatto notizia perché sono ancora pochi gli operatori di call center che fanno causa al loro datore di lavoro. Anche in questo caso, era stata l’INPS a muoversi, non i singoli lavoratori.

Ma probabilmente ogni causa promossa dal lavoratore di un call center dovrebbe portare al riconoscimento delle sua qualifica di lavoratore subordinato. Basta pensare al fatto che nel caso esaminato dalla Cassazione, gli elementi decisivi sono stati il fatto che le dipendenti con mansioni di telefoniste le circostanze seguivano le direttive impartite dall’azienda in relazione ad ogni telefonata da svolgere prendendo nota dell’esito e del numero di telefonate, avevano un preciso orario di lavoro e utilizzavano attrezzature e materiali di proprietà della società.

Non sembra un caso unico e particolare. Ed allora è bene che chi gestisce i call center utilizzando forme di lavoro autonomo o parasubordinato cominci a regolarizzare le posizioni di lavoro dei suoi dipendenti, prima di essere travolto da problemi giudiziari; ma è bene che anche chi vi lavora provi a far valere i proprii diritti.

Categorie: diritto · economia
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