Diritti e Ingiustizie

Post da Giugno 2008

Di tutto, di più, di completamente inutile: ecco il D.L. 112/2008

26, Giugno, 2008 · Lascia un Commento

E’ finalmente disponibile la versione ufficiale del DL 112/2008, il decretone sulla competitività che contiene anche una microriformetta della giustizia.

La prima cosa che balza agli occhi è che non c’è più la norma che riduceva di 15 giorni la sospensione estiva dei processi.  Meno male.  Non serviva assolutamente a nulla, ed anzi era una beffa per gli avvocati obbligati a rispettare termini ancora più ristretti senza influire minimamente sui problemi che rendono la giustizia così lenta.

Restano invece le altre norme, ma quella sul deposito immediato delle motivazioni nel processo del lavoro si applica solo ai nuovi processi, e quelle sulle notifiche e comunicazioni telematiche solo quando verrà emanato un apposito Decreto Ministeriale.

E allora dov’era la necessità ed urgenza di emanare queste norme per decreto legge?

Comunque, per chi interessa il testo completo, può leggerlo a questo link.  Le norme sulla giustizia sono gli articoli dal 50 al 56.  Buona lettura (ah ah ah).

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Come non risolvere i problemi della giustizia

21, Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Povera giustizia, e poveri noi. Se la prima bozza del Decreto Legge approvato al Consiglio dei Ministri del 18 giugno (disponibile sul sito www.repubblica.it) è verosimile, c’è poco da stare allegri.

L’insieme di piccoli ritocchi e modifiche di cui va tanto fiero il Ministro Alfano non tocca minimamente il cuore dei problemi che rendono la giustizia così lenta e inefficace. Il problema riguarda infatti l’eccessivo carico di lavoro che grava su magistrati e personale amministrativo, e l’assoluta carenza di risorse materiali ed umane. Lo si risolve con più giudici, più cancellieri e molta più informatica, a partire dalla redazione dei verbali d’udienza.

Ecco, l’unica modifica introdotta che ha qualche utilità è l’uso delle e-mail per comunicazioni e notifiche, ma perché sia efficace tutti gli avvocati dovranno avere l’e-mail certificata, e tutti gli uffici giudiziari dovranno attrezzarsi. E ci vorranno mesi.

Tutto il resto, invece, sono palliativi inutili e persino dannosi.

Ridicolo il provvedimento di ridurre i vari tempi per riassumere le cause dopo una sentenza di Cassazione, e tutte quelle altre riforme (presenti invece nel Disegno di Legge che verrà presentato in parlamento) che riducono i termini a carico di noi avvocati. Bello, noi dobbiamo fare tutti in fretta, ma cosa cambia se poi l’udienza ce la fissano nel 2014 (vero, non è una data inventata)?

E che dire della riduzione delle c.d. ferie giudiziarie, che non è il periodo di vacanza dei magistrati o quello in cui i tribunali restano chiusi, come ha detto il Ministro Alfano. In quel periodo, semplicemente, i termini processuali si fermano, ma tutto ciò non incide per nulla sui tempi della giustizia, che sono così lunghi perché i magistrati ci mettono molto tempo a decidere le cause, perché ne hanno tantissime.  Per adesso il provvedimento è scomparso dal testo definitivo del Decreto Legge, speriamo di non ritrovarcelo nel Disegno di Legge.

E lo stesso discorso, più o meno, vale per tutte le varie norme presenti nel Disegno di Legge, tra cui spicca la norma, semplicemente demenziale, che introduce la possibilità di testimoniare per iscritto compilando un modulo inviato dal Giudice, In Italia? Ditemi che state scherzando… Già adesso i testimoni mentono di fronte ad un giudice in un contesto formale, se viene introdotta questa riforma chi garantirà che le risposte del testimone non gli siano suggerite o magari addirittura scritte da altri?

Se si voleva davvero provare a risolvere l’emergenza giustizia, ci sarebbero state molte cose da fare. Ma una più semplice di tutte: rimandare a fare i giudici tutti i magistrati distaccati presso i ministeri (della Giustizia, ma non solo) o altri enti pubblici: sono sicuramente magistrati competenti e potrebbero aiutare non poco il funzionamento della giustizia. Di sicuro, molto meglio che con riformette come questa.

 

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Trivellate a casa vostra!

19, Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Una piattaforma petrolifera davanti a piazza S. Marco?  Questa è l’immagine che viene in mente a leggere che il governo ha deciso di rimuovere il divieto di trivellazioni alla ricerca di petrolio nel Golfo di Venezia.

Certo, si tratta del Golfo, non della Laguna, ma certo che l’accostamento trivelle-Venezia lascia veramente perplessi.  D’altro canto, già il governo Mussolini aveva avuto la bella idea (…) di installare un polo petrolchimico nella Laguna della città storica più fragile e preziosa d’Italia, facendo aprire quel canale per petroliere che ha contribuito non poco al fenomeno delle acque alte.

Ora non vedremo le piattaforme petrolifere di fronte a piazza S. Marco, ma forse ce le vedremo davanti quando andiamo al mare a Caorle o al Lido…    Il Veneto è la regione italiana con il più elevato numero di turisti dall’estero.   Vogliono farli scappare per provare a cercare il petrolio?  Demenziale.

In questi giorni il governo Berlusconi sta approffitando del momento di grande popolarità per far passare una misura impopolare dietro l’altra.   Ma stiamo davvero passando dall’impopolare all’improponibile.

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Poteva essere il nostro Re

13, Giugno, 2008 · 2 Commenti

E invece ha ottenuto lo 0,8% dei voti. Qualcuno non l’ha mai saputo, qualcun altro lo ha dimenticato, ma alle ultime elezioni politiche era presente anche Emanuele Filiberto di Savoia con il suo partito Valori e Futuro, simbolo il famoso (?) nodo Savoia sullo sfondo di un azzurro savoiardo (ma l’insieme faceva tanto PdL).

Valori e futuro si è presentato solo nelle circoscrizione estera Europa, dove (fonte: Ministero degli Interni) ha ottenuto soltanto 4.457 voti ed una percentuale dello 0,8%, classificandosi buon ultimo dopo Sinistra Critica e L’Altra Sicilia per il Sud.   Non è servita neanche la presenza in lista di tale “Franco Bennardo detto Zio Frank”, che pure ha totalizzato le sue 161 preferenze.

Davvero un magro risultato, per chi oggi magari sarebbe Re d’Italia, se nel 1948 il referendum fosse stato vinto dalla Monarchia (e ci mancò poco).   Viene da chiedersi se valeva la pena tentare l’avventura elettorale, facendo ulteriormente diminuire il prestigio di una dinastia che era una delle più prestigiose d’Europa, e che vanta non solo il titolo di Re d’Italia, ma anche di Re di Cipro, Armenia e Gerusalemme.

E comunque “Sua Altezza Reale il Principe” (così lo definiscono nel sito del movimento) non demorde, gira l’Italia (memorabile la sua visita in “Terra Salentina”) e rilascia dichiarazioni su tutto, dal vertice FAO alla fine del glorioso Reggimento S. Giusto.   

Sono disponibili i kit per l’apertura di un circolo territoriale.

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I precari tutti in regola. Ecco perché.

7, Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Due mesi fa era uscita la notizia che la Cassazione con la sentenza n. 9812 del 14 aprile 2008 aveva riconosciuto che le telefoniste di un call center non erano lavoratrici autonome, ma subordinate.

In realtà, leggendo le motivazioni della sentenza, la Cassazione non ha detto nulla di trascendentale o particolarmente nuovo. La Corte infatti ha affermato che:

l’elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale. Costituiscono poi indici sintomatici della subordinazione, valutabili dal giudice del merito sia singolarmente che complessivamente, l’assenza del rischio di impresa, la continuità della prestazione, l’obbligo di osservare un orario di lavoro, la cadenza e la forma della retribuzione, l’utilizzazione di strumenti di lavoro e lo svolgimento della prestazione in ambienti messi a disposizione dal datore di lavoro…

Non si tratta di affermazioni particolarmente innovative; innovativo è piuttosto il fatto che finalmente questi principi vengano applicati anche ai rapporti di lavoro nei call center che sono oggettivamente, da ogni punto di vista, rapporti di lavoro subordinato. Probabilmente, la sentenza ha fatto notizia perché sono ancora pochi gli operatori di call center che fanno causa al loro datore di lavoro. Anche in questo caso, era stata l’INPS a muoversi, non i singoli lavoratori.

Ma probabilmente ogni causa promossa dal lavoratore di un call center dovrebbe portare al riconoscimento delle sua qualifica di lavoratore subordinato. Basta pensare al fatto che nel caso esaminato dalla Cassazione, gli elementi decisivi sono stati il fatto che le dipendenti con mansioni di telefoniste le circostanze seguivano le direttive impartite dall’azienda in relazione ad ogni telefonata da svolgere prendendo nota dell’esito e del numero di telefonate, avevano un preciso orario di lavoro e utilizzavano attrezzature e materiali di proprietà della società.

Non sembra un caso unico e particolare. Ed allora è bene che chi gestisce i call center utilizzando forme di lavoro autonomo o parasubordinato cominci a regolarizzare le posizioni di lavoro dei suoi dipendenti, prima di essere travolto da problemi giudiziari; ma è bene che anche chi vi lavora provi a far valere i proprii diritti.

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La volubilitas principis

4, Giugno, 2008 · 1 Commento

Non si è fatto nemmeno in tempo a sottolineare l’inutilità e dannosità del nuovo reato di immigrazione clandestina, che Silvio Berlusconi è tornato alla sua specialità: l’autosmentita.

Meno di un mese fa il Consiglio dei Ministri presieduto da lui stesso ha predisposto un disegno di legge per l’introduzione del reato di immigrazione clandestina?  Macché, Berlusconi vuole soltanto che la clandestinità sia un’aggravante di altri reati.   Ma allora che senso ha il disegno di legge, visto che l’aggravante per clandestinità è già stata introdotta con il decreto legge 92/2008!?

Tra l’altro, il reato di clandestinità aveva un effetto criminogeno e deflagrante, ma perlomeno non era a rischio di illegittimità costituzionale.   Mentre l’aggravante per clandestinità qualche dubbio lo suscita, specie se si toglie il reato di clandestinità in quanto tale…

Vabbè, inutile provare a ragionare.  Quello che è interessante è semmai la dimostrazione che in Italia adesso abbiamo un perfetto esempio di quello che noi giuristi chiamiamo voluntas principis.   Il concetto finora era usato in senso metaforico, ma Berlusconi lo ha reso reale: lui cambia idea, e la legge cambia con lui, dato che nell’attuale maggioranza nessuno sembra in grado di opporsi alle sue decisioni.

Solo che visto che cambia idea così spesso e così velocemente, meglio parlare di volubilitas principis.   Prossima puntata: bisognava vendere Alitalia ai francesi (sempre che non fallisca prima che lui cambi idea).

Ultimora: avevo scritto il post alle 15.00 circa ed adesso (solo le 17.00) è già superato: Berlusconi ha smentito la sua stessa autosmentita dicendo che aveva espresso solo un’opinione personale (un suo classico).   Forse tra un’ora dirà che è tutta un’invenzione giornalistica.

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