Cinque dei dodici ministri “con portafoglio” del governo Berlusconi sono avvocati. E anche se si considera l’intera compagine dei 21 ministri, la percentuale rimane significativa.
Sono avvocati: il ministro dell’Interno Roberto Maroni (che attualmente non esercita), il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (Foro di Milano, iscritto all’Ordine dal 2004), il ministro della Difesa Ignazio La Russa (Foro di Milano, iscritto all’Ordine dal 1977), il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini (Foro di Brescia, iscritta all’Ordine dal 2003) e infine il ministro della Giustizia Angelino Alfano (di cui come avvocato non sono riuscito a sapere niente).
La cosa buffa è che dei tanti avvocati chiamati da Berlusconi come ministri, il più qualificato per guidare la Giustizia probabilmente era Ignazio La Russa, mentre invece è stato scelto Angelino Alfano, che è stato eletto deputato già nel 2001 (a trent’anni) e che quindi probabilmente ha molta più esperienza delle aule parlamentari che delle aule di giustizia.
E’ chiaro che Berlusconi ha voluto in quel posto una persona di sua assoluta fiducia, e che deve la sua folgorante carriera politica a lui. Le ipotesi possono essere due.
La prima è che Berlusconi ha deciso di risolvere i problemi della giustizia con un grande riforma di cui magari vuole occuparsi in prima persona assieme ad una persona di cui conosce le straordinarie qualità.
La seconda è che ha invece deciso di continuare con quella legislazione che ha già distrutto le fondamenta della giustizia penale, dando quei risultati che sono sotto gli occhi di tutti in termini di sicurezza e giustizia negata. E per ottenere questo obiettivo, ha voluto un ministro che non gli possa dire “no”, ma nemmeno “ma veramente, signor Presidente, io pensavo che”.
Speriamo che sia vera la prima.