Diritti e Ingiustizie

Abolire il Parlamento

17, Aprile, 2008 · Lascia un Commento

Tanto, a che serve?  Un parlamento ha senso se è libero e autonomo rispetto al potere esecutivo (il governo) e se ha delle funzioni che effettivamente svolge.  Ma nell’attuale sistema politico italiano così non è.  Le ultime elezioni hanno dimostrato che l’attuale legge elettorale, con il suo premio di maggioranza e le liste bloccate, di fatto consegna ai leader dei due principali partiti ogni potere di scelta sui futuri deputati.  E se passasse il referendum promosso da Guzzetta e altri questo effetto aumenterebbe, perché l’elettore non potrebbe nemmeno scegliere tra i candidati di liste alleate.   Di conseguenza, si può ben immaginare che un deputato di maggioranza, che deve il suo attuale (e il suo futuro) posto in parlamento alle decisioni del suo leader, voterà sempre in conformità al suo volere. 

Inoltre, la produttività legislativa del parlamento italiano negli anni è sempre più diminuita (oltre che peggiorare qualitativamente), e per larga parte è stata delegata al governo. 

Ma allora a cosa servono 900 parlamentari, due camere, con tutto il loro armamentario di uffici legislativi, gruppi parlamentari, segretarie, messi, commessi, autisti e quant’altro?   Tanto vale prevedere che il potere legislativo spetti al governo, scelto da un premier eletto direttamente dai cittadini…  Un elezione diretta in cui, ad esempio, si può votare per Berlusconi, Veltroni o Casini e chi vince governa.   Cambia qualcosa rispetto ad ora?

Questa naturalmente è una provocazione.  La verità è che bisognerebbe ripensare il ruolo del parlamento, e rendere il potere legislativo del tutto autonomo da quello esecutivo.   Il governo governa, il parlamento controlla e legifera, senza condizionamenti e voti di fiducia.   Ma per arrivare a questo ci vorrebbe una riforma di tipo “franco-americano”: elezione diretta del Presidente, che nomina Primo Ministro e ministri, un Parlamento del tutto autonomo, in cui (scomparso il collegamento con l’elezione del governo) i deputati siano votati per le loro capacità e rappresentatività, con il potere di legiferare e  nominare i membri della corte costituzionale, i consiglieri della Rai e tutti i vari organismi di controllo.

Allora sì che entreremmo veramente in una “seconda Repubblica”.  Perché adesso, al di là delle fantasie giornalistiche, siamo sempre nella vecchia, inefficiente, prima Repubblica.

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