Post da Aprile 2008
Ne avevo sentiti tanti, di epiteti per noi poveri avvocati. Molti presi dal regno animale: squali, sanguisughe, avvoltoi. Altri, un po’ desueti, come azzeccagarbugli o parafanghisti.
Ma mai santarelline.
Eppure oggi ho avuto modo di leggere un articolo pubblicato su un quotidiano di una importante città del nord che il presidente del locale tribunale, di fronte alla protesta degli avvocati che protestavano (ma pensa un po’…) contro la chiusura degli uffici del tribunale il lunedì (…) che gli avvocati avevano poco da fare “le santarelline”.
Santarelline? E perché al femminile?? Sarà un involontario riflesso maschilista, dato che la maggioranza dei legali che frequenta i corridoi dei tribunali è formata da donne? Un refuso? Un allusione a costumi sessuali troppo allegri? Chi lo sa.
Consoliamoci con la definizione del dizionario.
Santerello (san-te-rèl-lo) o santarello, s.m. Persona che ostenta una certa umiltà o pietà religiosa nel modo di comportarsi. Freq. in forma dim. santarellino.
Amen
Categorie: giustizia
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All’inizio, il nome era quello di Giulia Bongiorno. Un avvocato. Brava, competente, senza tessera di partito, giovane e sopratutto donna. Insomma, poteva essere il fiore all’occhiello del governo Berlusconi.
E invece no. Troppo brava, competente e indipendente per fare il ministro della Giustizia.
Adesso i nomi che circolano sono altri:
In pole position Elio Vito, di Forza Italia ma di provenienza radicale, con laurea in sociologia, perfetto per una giustizia ancora più lassista, pardon “garantista”. Poi spunta il nome di Mariastella Gelmini, avvocato con studio a Brescia e Padenghe sul Garda. Nel suo curriculum vanta tre anni di assessore alla provincia di Brescia, con risultati come l’istituzione del «Parco della rocca e del sasso di Manerba». Ma probabilmente finirà Ministro dell’Istruzione.
E allora chi? Magari il ritorno dell’ing. Castelli (come se io progettassi ponti…), o la possibile new entry La Russa, che come Mastella finirebbe alla Giustizia perché alla Difesa non c’era posto. Oppure, chi lo sa, Mara Carfagna, Sandro Bondi o Luca Barbareschi…
Poveri noi.
Questo perché nessuno capisce, o sembra voler capire, che una giustizia funzionante ed efficiente vuol dire più legalità e più sicurezza. Non c’è sicurezza senza giustizia. Il resto sono solo chiacchiere…
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Berlusconi ha ragione: il ritiro di Air France dalle trattative per comprare l’Alitalia è tutta colpa dei sindacalisti. Quelli ritratti nella foto.
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Senza cibo si sta male. Con troppo cibo anche.
Due notizie, entrambe lette su Internazionale. La prima, l’allarmante aumento dei prezzi di alcuni generi alimentari di prima necessità, come il grano e il riso; (ieri ennesimo record) , che hanno portato a rivolte in molti paesi del Terzo Mondo, e in diversi casi (Cina, Vietnam, Russi, Argentina) è stata limitata l’esportazione dei prodotti agricoli. Secondo la FAO trentasei stati sono a rischio guerra civile. La speculazione ha aumentato a dismisura il prezzo di questi prodotti agricoli, ma non c’è solo questo: c’è anche il problema demografico, ovvero l’aumento esponenziale della popolazione proprio nei paesi (soprattutto africani) più poveri. Ci vorrebbe una seria politica della natalità, l’educazione all’utilizzo dei metodi anticoncenzionali, ma per il momento questi temi non sono all’ordine del giorno.
Anche dalle nostre parti il prezzo di pane e pasta sta aumentando, com’è ovvio visto quello che sta succedendo nel mondo, con il grano che in dieci mesi ha triplicato il suo prezzo. Sarebbe strano il contrario. Speriamo che ciò porti a pensare anche a quello che succede oltre il cancello di casa nostra.
La seconda notizia è che dopo la fine dell’Unione Sovietica e l’isolamento economico di Cuba, la popolazione ha diminuito il consumo calorico giornaliero da 2.800 a 1.800 calorie e ha dovuto incrementare l’attività fisica a causa del prezzo della benzina. Risultato: un grande miglioramento della salute, meno obesi, meno ictus, meno diabete, meno malattie cardiache.
La conclusione è lineare: se la parte più ricca del mondo mangiasse meno starebbe meglio, e starebbe meglio anche la parte più povera, visto che il prezzo degli alimentari ovviamente si abbasserebbe. E’ una buona idea, vero?
Ma provate a convincere un americano…
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Allarme! Sul sito del governo è apparsa un’inquietante dichiarazione di Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidente del Consiglio e promotore di quel disegno di legge sull’editoria che obbligherebbe tutti i soggetti che svolgono attività editoriale su internet ad iscriversi al Registro degli operatori di comunicazione (ROC), già istituito dalla legge 31 luglio 1997 n. 249. Il problema è l’art. 2 del progetto di legge, che dà una definizione troppo estesa di attività editoriale, che vi farebbe ricadere anche i blog, se danno notizie.
La nuova versione della legge è un po’ migliore, perché (in pratica) restringe obblighi e controlli a chi ci guadagna qualcosa, ma l’idea alla base di tutto questo è sbagliata e porterebbe solo più burocrazia, più controllo, meno libertà, meno indipendenza. L’informazione professionale non si salva attaccando la concorrenza di Internet, ma facendo vera informazione.
In ogni caso, l’on. Levi ha dichiarato:
Ho letto e ascoltato con piacere, nella giornata di oggi le parole dell’on. Bonaiuti e dell’on. Giulietti a favore di un approccio condiviso ad una riforma dell’editoria. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, considero queste prese di posizione coerenti con la felice tradizione del Parlamento italiano che ha sempre saputo trovare il modo per affrontare i temi dell’editoria in un’ottica e con un spirito che superassero le pur legittime divisioni tra gli schieramenti politici.
E’ con questo medesimo spirito che confermo la mia intenzione di ripresentare al prossimo Parlamento il disegno di legge per la riforma dell’editoria…
Ma che bello!! Gli elettori di Levi (PD) saranno felici di saperlo tanto in sintonia con il portavoce di Berlusconi… Tutti insieme per burocratizzare e togliere libertà al web. Forse bisognerebbe ricordare all’on. Levi che le elezioni sono finite, e non c’è più bisogno di fare leggi impopolari per regalare il governo alla destra.
A proposito, un grazie ad Andrea Tj che ha segnalato la questione sul suo blog.
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Tanto, a che serve? Un parlamento ha senso se è libero e autonomo rispetto al potere esecutivo (il governo) e se ha delle funzioni che effettivamente svolge. Ma nell’attuale sistema politico italiano così non è. Le ultime elezioni hanno dimostrato che l’attuale legge elettorale, con il suo premio di maggioranza e le liste bloccate, di fatto consegna ai leader dei due principali partiti ogni potere di scelta sui futuri deputati. E se passasse il referendum promosso da Guzzetta e altri questo effetto aumenterebbe, perché l’elettore non potrebbe nemmeno scegliere tra i candidati di liste alleate. Di conseguenza, si può ben immaginare che un deputato di maggioranza, che deve il suo attuale (e il suo futuro) posto in parlamento alle decisioni del suo leader, voterà sempre in conformità al suo volere.
Inoltre, la produttività legislativa del parlamento italiano negli anni è sempre più diminuita (oltre che peggiorare qualitativamente), e per larga parte è stata delegata al governo.
Ma allora a cosa servono 900 parlamentari, due camere, con tutto il loro armamentario di uffici legislativi, gruppi parlamentari, segretarie, messi, commessi, autisti e quant’altro? Tanto vale prevedere che il potere legislativo spetti al governo, scelto da un premier eletto direttamente dai cittadini… Un elezione diretta in cui, ad esempio, si può votare per Berlusconi, Veltroni o Casini e chi vince governa. Cambia qualcosa rispetto ad ora?
Questa naturalmente è una provocazione. La verità è che bisognerebbe ripensare il ruolo del parlamento, e rendere il potere legislativo del tutto autonomo da quello esecutivo. Il governo governa, il parlamento controlla e legifera, senza condizionamenti e voti di fiducia. Ma per arrivare a questo ci vorrebbe una riforma di tipo “franco-americano”: elezione diretta del Presidente, che nomina Primo Ministro e ministri, un Parlamento del tutto autonomo, in cui (scomparso il collegamento con l’elezione del governo) i deputati siano votati per le loro capacità e rappresentatività, con il potere di legiferare e nominare i membri della corte costituzionale, i consiglieri della Rai e tutti i vari organismi di controllo.
Allora sì che entreremmo veramente in una “seconda Repubblica”. Perché adesso, al di là delle fantasie giornalistiche, siamo sempre nella vecchia, inefficiente, prima Repubblica.
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Basta con il precariato, tutti assunti regolarmente.
No, non si tratta di una nuova promessa del Berlusconi III, ma dei possibili effetti di una recentissima sentenza della Cassazione. La sentenza n. 9812 del 14 aprile 2008 in realtà dice una cosa ovvia: le telefoniste di un call center non sono lavoratrici autonome, ma subordinate.
L’effetto di questa sentenza potrebbe essere deflagrante per tutti coloro che abusano del lavoro precario e che potrebbero dover essere costretti ad assumere tutti i loro precari. Basterà un ricorso al Giudice del lavoro e la dimostrazione che si deve seguire un dato orario di lavoro, giustificare le assenze e usare mezzi di produzione (il computer, ad esempio) di proprietà del datore di lavoro.
In ogni caso, però, nessuna sentenza o legge riuscirà a ridurre in maniera sostanziosa il precariato, perché il motivo principale del ricorso a queste forme di lavoro è che costa meno, perché si pagano molti meno contributi previdenziali. Fino a che non si uniformerà il livello di contributi per lavoro subordinato e altre forme di lavoro, il precariato continuerà ad esistere.
Vedremo comunque se, dopo questa sentenza, il nuovo governo Berlusconi interverrà in materia. Ma se lo farà, probabilmente non sarà a favore dei precari.
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Messo il tag: lavoro, precari
Sorpresa. Anche con i pochissimi soldi a disposizione, la ricerca scientifica italiana è nella top ten mondiale.
Già era sorprendente la notizia di qualche tempo fa, secondo cui l’Italia aveva il secondo miglior sistema sanitario al mondo. Ma ancora più sorprendente è che, nonostante la situazione di abbandono in cui una politica miope ha mantenuto università e ricerca, mentre imperversano le raccomandazioni e continua la fuga di cervelli, in molte discipline l’Italia è tra i paesi con la maggiore produttività scientifica.
Lo dicono le classifiche di SCImago Journal & Country Rank, sito internet che pubblica una classifica delle nazioni più produttive in termini scientifici, globale e suddivisa per discipline. Qualche esempio: a livello globale l’Italia è ottava (al mondo) sia per numero di pubblicazioni che per indice medio di produttività, ma è quinta nella matematica, sesta (prima del Giappone) nell’informatica e nella medicina, settima nelle neuroscienze e nel diritto.
Un risultato straordinario, che rende merito a tutti i ricercatori che fanno con impegno il loro lavoro nonostante la paga spesso da fame e le apparecchiature obsolete di cui dispongono.
Siamo davvero un paese nonostante.
A proposito, nel settore delle Scienze Politiche l’Italia ha uno dei risultati peggiori: sedicesima. Sarà un caso?
Categorie: politica
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Ecco due divertenti immagini del campo di villeggiatura di Auschwitz, organizzato a spese del partito nazionalsocialista e aperto a tutti gli ebrei, i comunisti, gli omossessuali, i zingari e i testimoni di geova. Militari fedeli all’Italia accettati solo se non giurano fedeltà a Mussolini.
Un modesto tentativo di venire incontro alla proposta di rivedere i libri di storia per depurarli dalla retorica sulla Resistenza, avanzata ieri da Marcello Dell’Utri, già fondatore di Forza Italia e ora candidato nel Popolo della Libertà, ha proposto di riscrivere i libri di storia, che secondo lui sono condizionati “dalla retorica della Resistenza” e dagli storici di sinistra.
E’ vero, Dell’Utri non ha certo smentito l’olocausto o i campi di concentramento, ma se mi mette in discussione la Resistenza vuole dire mettere in discussione anche le ragioni della guerra partigiana, che comunque la si metta era diretta contro la truppe di occupazione della Germania nazista che in quello stesso momento gestiva i campi di concentramento in Germania, in Polonia, ma anche in Italia, nella Risiera di S. Sabba a Trieste. Cosa vuol dire, allora, riscrivere i libri di storia in senso meno favorevole alla Resistenza se non riscriverli in senso più favorevole al regime nazista e ai suoi alleati?
Probabilmente ho le idee confuse. Sarà che non seguo un’altro dei suggerimenti di Dell’Utri: “l’astinenza sessuale rende lucidi”. Contento lui…
Categorie: politica · storia
Messo il tag: libri, resistenza, revisionismo, storia
I rimborsi elettorali ai partiti ammontano a 200 milioni di euro annui. Qualcuno è d’accordo, a parte i capi dei partiti e tutto il sottobosco che vive di politica? Penso di no, anzi penso che se qualche anno fa il referendum per abolire il finanziamento pubblico ai partiti aveva ottenuto il 90%, oggi otterrebbe il 95% o forse più.
Bene; aboliamo i rimborsi elettorali ai partiti, allora, e destiniamo tutti quei soldi ad Istruzione e Ricerca (50% e 50%, direi).
E’ poco?
Beh, si potrebbero ridurre dell’80% i finanziamenti pubblici all’editoria, che ammontano a 660 milioni di euro, eliminandoli per tutti quegli editori che navigano nell’oro. Riduciamoli a 130 milioni, se ne risparmiano 530.
Siamo arrivati a 730 milioni di euro. Ancora poco?
Il resto lo troviamo se i francesi alla fine si prendono l’Alitalia, dato che attualmente la nostra compagnia aerea di bandiera high cost genera perdite pari ad un milione di euro al giorno, che fa 365 milioni di euro all’anno (quest’anno, bisestile, 366), di cui si fa carico lo Stato, cioé noi.
In tutto farebbero quasi 900 milioni di euro per Istruzione e Ricerca. Non sarà tanto. Ma non è neanche poco.
Categorie: legislazione · politica
Messo il tag: partiti, rimborsi, scuola, università