Di fronte alla più odiosa disfunzione della giustizia italiana, l’assurda lentezza, la vittima di un processo troppo lungo ha perlomeno diritto al risarcimento previsto dalla Legge n. 89/2001, meglio nota come Legge Pinto.
La procedura è abbastanza semplice e il risarcimento, secondo la Cassazione (sentenze n.1340/2004 e n. 1645/2007), non dovrebbe discostarsi da quelli decisi dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che normalmente liquidava dai mille ai millecinquecento euro per ogni anno di eccessiva durata del processo. Millecinque euro se il processo dura un anno più della durata standard, tremila euro se dura due anni in più, e così via.
Ma quant’è la durata standard?
Lo standard indicato dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo è di tre anni per il primo grado, due anni per l’appello e due anni per la Corte di Cassazione. La durata complessiva di un processo che attraversi i tre gradi di giudizio è quindi di sette anni.
Lo standard è anche generoso, perché la ragionevolezza suggerirebbe di abbassare ad un anno il termine standard per i processi d’appello e di cassazione, che potrebbero tranquillamente durare un solo anno, data la loro semplicità. Purtroppo, nel concreto, un processo d’appello civile che duri due anni in certe realtà, come la Corte d’Appello di Venezia, è ancora un miraggio.
In alcuni uffici giudiziari si sta facendo il possibile per adeguarsi agli standard europei, in altri praticamente tutti i processi sforano la tempistica “europea”. E tutto ciò rischia di comportare un danno erariale di grande entità, se tutti i danneggiati dai processi troppo lenti decidessero di promuovere l’azione risarcitoria. Ma forse sarebbe meglio così, chissà che di fronte a questa (ipotetica) marea di cause qualcosa non si smuova.