Diritti e Ingiustizie

L’insostenibile lunghezza del processo

15, Marzo, 2008 · Lascia un Commento

2013, 2014. Non è il titolo di un film di fantascienza. Sono gli anni in cui si terrà l’ultima udienza di alcuni processi che sto seguendo alla Corte d’Appello di Venezia, iniziati l’anno scorso. E colleghi avvocati mi dicono che sono anche fortunato…

Qual’è la causa? Di sicuro, non sono gli avvocati a decidere rinvii come questi, ma i giudici. Eppure, nel programma del Partito Democratico, tra qualche idea giusta, come l’accorpamento delle sedi giudiziarie, c’è un punto che lascia davvero sgomenti:

“favorire una modifica dei contratti tra avvocati e clienti verso forme basate su premi alla rapidità”.

Cosa voglia dire, probabilmente non lo sa neanche chi lo ha scritto. Quello che sconcerta è che si continui a puntare il dito contro gli avvocati, come se fossero loro i responsabili della lentezza della giustizia, senza minimamente considerare le responsabilità dei magistrati o le disfunzioni strutturali del sistema.

Non è un problema teorico, ma profondamente concreto, perché è proprio questa impostazione che negli anni ha generato tutta una serie di riforme che, pur apportando anche qualche miglioramento (il giudice unico, la mini-semplificazione del giudizio civile ordinario) non ha risolto (e non poteva) i problemi della giustizia lenta. A cosa serve imporre a noi avvocati di proporre tutti i nostri argomenti entro 90 giorni dalla prima udienza, se la sentenza la vedremo dopo 5 anni?

Tra l’altro questa situazione ha un risvolto tragicomico. Il cittadino danneggiato da un processo troppo lungo ha diritto ad ottenere i danni per l’eccessiva durata. Così lo Stato deve destinare risorse a risarcire le vittime della giustizia troppo lenta quando le stesse risorse si potrebbero impiegare per renderla più veloce. Un controsenso, che sta diventando sempre più insostenibile, anzitutto per i cittadini che vorrebbero giustizia.

E le soluzioni ci sarebbero.

Una prima soluzione, semplice ed economica, sarebbe intervenire sui sistemi processuali, con una semplificazione assoluta: una sola regola processuale per tutti i giudizi civili (lavoro e societario, inclusi) e una sola regola processuale per i giudizi penali, eliminando l’udienza preliminare per tutti i reati. E basterebbe solo quest’ultima riforma per liberare ingenti risorse umane ed organizzative.

Il problema, però, prima di tutto, è cambiare impostazione.

Categorie: diritto · giustizia · politica
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