La notizia è di quelle che rincuorano. La segreteria politica della Democrazia Cristiana di Pizza ha deciso di ricorrere all’Ufficio Elettorale presso la Corte di Cassazione, contro il provvedimento del Ministero degli Interni che ha respinto il simbolo del partito, per la confondibilità con quello dell’UDC.
In effetti, le decisioni assunte dai funzionari ministeriali non erano del tutto convincenti;, e non solo per quanto riguarda la DC di Pizza. In un altro caso, hanno escluso il simbolo dell’Unione Democratica dei Consumatori perché si confonderebbe con quello dell’Unione, che però non è un simbolo “usato tradizionalmente da altri partiti”, come recita il D.P.R. 361/1957, per il semplice motivo che l’Unione non è un partito, e non si è presentata a queste elezioni.
Se i dirigenti dell’UDpC hanno accettato di modificare il loro simbolo, non così la DC di Pizza, forte di una sentenza del Tribunale di Roma che l’ha riconosciuta l’unica legittima Democrazia Cristiana.
Speriamo che il ricorso venga accolto. Perché privarci della DC di Pizza? Solo sentire questa definizione fa già venire l’acquolina, e d’altronde si potrebbe aprire una strada molto interessante. Chi non vorrebbe un PCI di Pan Pepato, un PSI di Focaccia, o ad una SVP di Krapfen?
E poi, qual è il problema,? In Pakistan ci sono 3-4 partiti che si chiamano tutti Lega Musulmana (distinti solo per l’iniziale del fondatore: M, Q, etc.) e nessuno si arrabbia…