Purtroppo o per fortuna nel nostro paese le riforme sono introdotte da giudici innovatori oppure avvengono per caso. Il parlamento approva una legge per fini spesso di natura squisitamente politica, che poi vengono dimenticati, ma intanto la legge è approvata e pian piano i suoi effetti pervadono l’ordinamento, mentre l’accorto (?) legislatore se n’è già dimenticato.
Vi ricordate la riforma del Titolo V della Costituzione, approvata dall’Ulivo nel 2001? Era una riforma meta (para, semi, finto) federalista, che fu poi approvata da un referendum nell’indifferenza di tutti. “Tanto”, dissero i politici di centrodestra, nella prossima legislatura faremo noi la nostra riforma, con la devolution, etc., etc.
Peccato (o per fortuna) questa riforma non superò la prova del referendum, e rimase la “vecchia” riforma del Titolo V. Tra i vari articoli della nuova costituzione, c’è l’art. 117, che tra l’altro dice che lo Stato e le Regioni legiferano “nel rispetto… dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
Il legislatore non se n’era accorto, tutto preso da regionalismo e federalismo, ma aveva introdotto, accanto al limite della costituzionalità delle leggi, quello della convenzionalità.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale nella sentenza 348/2007 la quale afferma che dopo questa riforma costituzionale le leggi italiane, oltre a dover rispettare la Costituzione, devono rispettare le norme dell’ordinamento dell’Unione Europea e quelle di convenzioni internazionli, come la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. E’ una buona cosa? Probabilmente sì, perché i vincoli di natura comunitario e internazionale potranno (forse) proteggerci da un legislatore così disattento.
2 risposte finora ↓
gianni il bello // 22, Febbraio, 2008 a 8:19 pm |
Un legislatore meno disattento avrebbe notato che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” (art. 1 Cost.) e non sul precariato…
Raniero // 26, Febbraio, 2008 a 12:33 pm |
La Costituzione è piena di bellissimi principi. Ma i legislatori del 1948 erano molto più attenti di quelli attuali…
Ma comunque, siamo sicuri che l’Italia non sia una Repubblica fondata sul lavoro… degli altri?