Post da Febbraio 2008
Anche quest’anno, ecco arrivare il famigerato decreto “milleproroghe”.
La legge simbolo di un paese messo davvero male; da una parte c’è un abnorme produzione normativa, spesso troppo astratta per trovare applicazione, dall’altra parte un paese ed un’organizzazione burocratica restìa ad ogni riforma, anche la più ragionevole.
E così, ogni anno, arriva regolarmente il decreto milleproroghe.
Già il nome è tutto un programma. E dentro c’è davvero di tutto, dall’Ordine Mauriziano al dissesto economico degli enti locali. Tutto rinviato, prorogato, rimandato.
Quest’anno qualche spiritosone del ministero della giustizia voleva infilarci anche l’aumento del contributo unificato (la tassa da versare per iniziare un causa), che aveva davvero un sapore beffardo, data la situazione della nostra giustizia. Ma per fortuna l’iniziativa (pare) non ha avuto successo.
Parafrasando il titolo del film dei fratelli Coen, non resta che concludere:
non è un paese per persone serie.
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24, Febbraio, 2008 · 4 Commenti
L’altro giorno ho sentito, in una trasmissione alla radio, Vittorio Messori (giornalista e scrittore cattolico) dichiarare che chi promuove un processo di canonizzazione alla fine deve sborsare quasi un miliardo e mezzo di vecchie lire, il che oggi equivale probabilmente a non meno di un milione di euro.
E’ l’unico caso in cui chi vince una causa deve pagare molto di più che se la perdesse!
Perché quello di canonizzazione sembra davvero un procedimento giudiziario, espressione della natura fortemente intrisa di giuridicità della chiesa cattolica.
Certo, dal 1983 non c’è più l’avvocato a favore del santo (advocatus dei) contrapposto all’avvocato contrario (advocatus diaboli) nel più classico dei dibattimenti.
Ma c’è ancora comunque l’iniziativa di parte, il processo diocesano con tanto di istruttoria (con tanto di prove testimoniali), e poi il secondo grado di giudizio avanti alla Congregazione dei Santi.
Durante l’intero procedimento, il futuro santo prima ottiene la qualifica di “servo di Dio”, poi quella di “venerabile” e infine quella di “beato”, ma per arrivare a tanto ci vuole un miracolo certificato. Non basta un miracolo qualsiasi, ma un miracolo convalidato da cinque medici e sette teologi.
E per passare al successivo livello, quello di santo, ci vuole un altro miracolo, anche questo certificato.
Corsia preferenziale per chi muore da martire: in quel caso non c’è l’onere della prova del miracolo, perché basta il martirio.
In ogni caso, al termine di questo lungo e complesso procedimento c’è la proclamazione a Santo da parte del Papa e, finalmente, la festa in Piazza San Pietro. E qui il gruppo di fedeli o l’ordine religioso che ha presentata l’istanza deve affrontare la spesa più maggiore: c’è l’affitto della piazza (??), le sedie, gli addobbi floreali, insomma praticamente un matrimonio all’estrema potenza.
Il tutto, per il miracoloso costo di un milione di euro.E poi dicono che gli avvocati sono cari!
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21, Febbraio, 2008 · 2 Commenti
Purtroppo o per fortuna nel nostro paese le riforme sono introdotte da giudici innovatori oppure avvengono per caso. Il parlamento approva una legge per fini spesso di natura squisitamente politica, che poi vengono dimenticati, ma intanto la legge è approvata e pian piano i suoi effetti pervadono l’ordinamento, mentre l’accorto (?) legislatore se n’è già dimenticato.
Vi ricordate la riforma del Titolo V della Costituzione, approvata dall’Ulivo nel 2001? Era una riforma meta (para, semi, finto) federalista, che fu poi approvata da un referendum nell’indifferenza di tutti. “Tanto”, dissero i politici di centrodestra, nella prossima legislatura faremo noi la nostra riforma, con la devolution, etc., etc.
Peccato (o per fortuna) questa riforma non superò la prova del referendum, e rimase la “vecchia” riforma del Titolo V. Tra i vari articoli della nuova costituzione, c’è l’art. 117, che tra l’altro dice che lo Stato e le Regioni legiferano “nel rispetto… dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
Il legislatore non se n’era accorto, tutto preso da regionalismo e federalismo, ma aveva introdotto, accanto al limite della costituzionalità delle leggi, quello della convenzionalità.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale nella sentenza 348/2007 la quale afferma che dopo questa riforma costituzionale le leggi italiane, oltre a dover rispettare la Costituzione, devono rispettare le norme dell’ordinamento dell’Unione Europea e quelle di convenzioni internazionli, come la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. E’ una buona cosa? Probabilmente sì, perché i vincoli di natura comunitario e internazionale potranno (forse) proteggerci da un legislatore così disattento.
Categorie: diritto
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20, Febbraio, 2008 · 4 Commenti
Leggo sul quotidiano di oggi che a Cuba c’è un Ministro dello Zucchero.
Come hanno fatto i nostri politici a non pensarci anche loro? Abbiamo avuto il Ministro per l’Attuazione del Programma, il Ministro per gli Italiani nel Mondo, il Ministro per la Devoluzione, e non abbiamo un Ministro dello Zucchero o almeno della Barbabietola.
Male, molto male. Ma sono sicuro che il prossimo governo rimedierà!
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