Diritti e Ingiustizie

Emergenza burro!

3, Luglio, 2008 · Nessun Commento

Attenti al caro burrro! Fondamentale intervento del Garante per la sorveglianza dei prezzi, che il 17.6 scorso ha emesso un comunicato per invitare ad abbassare il prezzo del burro.

Presi dal caro petrolio o dall’aumento del costo dei mutui, non ci eravamo accorti dell’aumento del prezzo del burro, simpatico ed ipercalorico ingrediente della nostra cucina.  Personalmente ho molti dubbi sull’efficacia degli interventi del Garante sui prezzi, sia perché non ha poteri sanzionatori sia perché nella storia non si conosce alcun esempio di controllo efficace del mercato.  Il mercato si regola da solo, e se qualcuno ci prova, ecco che arriva il mercato nero.

Ma in ogni caso, un ringraziamento al volonteroso garante da tutti quelli che amano la pasta al burro (semplice ma nutriente), il burro spalmato sul toast caldo (che fa molto nord europa), le patate lesse condite con il burro  e altre simpatiche ricette burrose.

A proposito, oggi la BCE ha aumentato di 0,25 punti il tasso ufficiale di sconto.   Prevedibili ripercussioni sul costo dei mutui, ed un ulteriore rialzo delle rate.  Consoliamoci col burro.

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Di tutto, di più, di completamente inutile: ecco il D.L. 112/2008

26, Giugno, 2008 · Nessun Commento

E’ finalmente disponibile la versione ufficiale del DL 112/2008, il decretone sulla competitività che contiene anche una microriformetta della giustizia.

La prima cosa che balza agli occhi è che non c’è più la norma che riduceva di 15 giorni la sospensione estiva dei processi.  Meno male.  Non serviva assolutamente a nulla, ed anzi era una beffa per gli avvocati obbligati a rispettare termini ancora più ristretti senza influire minimamente sui problemi che rendono la giustizia così lenta.

Restano invece le altre norme, ma quella sul deposito immediato delle motivazioni nel processo del lavoro si applica solo ai nuovi processi, e quelle sulle notifiche e comunicazioni telematiche solo quando verrà emanato un apposito Decreto Ministeriale.

E allora dov’era la necessità ed urgenza di emanare queste norme per decreto legge?

Comunque, per chi interessa il testo completo, può leggerlo a questo link.  Le norme sulla giustizia sono gli articoli dal 50 al 56.  Buona lettura (ah ah ah).

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Come non risolvere i problemi della giustizia

21, Giugno, 2008 · Nessun Commento

Povera giustizia, e poveri noi. Se la prima bozza del Decreto Legge approvato al Consiglio dei Ministri del 18 giugno (disponibile sul sito www.repubblica.it) è verosimile, c’è poco da stare allegri.

L’insieme di piccoli ritocchi e modifiche di cui va tanto fiero il Ministro Alfano non tocca minimamente il cuore dei problemi che rendono la giustizia così lenta e inefficace. Il problema riguarda infatti l’eccessivo carico di lavoro che grava su magistrati e personale amministrativo, e l’assoluta carenza di risorse materiali ed umane. Lo si risolve con più giudici, più cancellieri e molta più informatica, a partire dalla redazione dei verbali d’udienza.

Ecco, l’unica modifica introdotta che ha qualche utilità è l’uso delle e-mail per comunicazioni e notifiche, ma perché sia efficace tutti gli avvocati dovranno avere l’e-mail certificata, e tutti gli uffici giudiziari dovranno attrezzarsi. E ci vorranno mesi.

Tutto il resto, invece, sono palliativi inutili e persino dannosi.

Ridicolo il provvedimento di ridurre i vari tempi per riassumere le cause dopo una sentenza di Cassazione, e tutte quelle altre riforme (presenti invece nel Disegno di Legge che verrà presentato in parlamento) che riducono i termini a carico di noi avvocati. Bello, noi dobbiamo fare tutti in fretta, ma cosa cambia se poi l’udienza ce la fissano nel 2014 (vero, non è una data inventata)?

E che dire della riduzione delle c.d. ferie giudiziarie, che non è il periodo di vacanza dei magistrati o quello in cui i tribunali restano chiusi, come ha detto il Ministro Alfano. In quel periodo, semplicemente, i termini processuali si fermano, ma tutto ciò non incide per nulla sui tempi della giustizia, che sono così lunghi perché i magistrati ci mettono molto tempo a decidere le cause, perché ne hanno tantissime.

E lo stesso discorso, più o meno, vale per tutte le varie norme presenti nel Disegno di Legge, tra cui spicca la norma, semplicemente demenziale, che introduce la possibilità di testimoniare per iscritto compilando un modulo inviato dal Giudice, In Italia? Ditemi che state scherzando… Già adesso i testimoni mentono di fronte ad un giudice in un contesto formale, se viene introdotta questa riforma chi garantirà che le risposte del testimone non gli siano suggerite o magari addirittura scritte da altri?

Se si voleva davvero provare a risolvere l’emergenza giustizia, ci sarebbero state molte cose da fare. Ma una più semplice di tutte: rimandare a fare i giudici tutti i magistrati distaccati presso i ministeri (della Giustizia, ma non solo) o altri enti pubblici: sono sicuramente magistrati competenti e potrebbero aiutare non poco il funzionamento della giustizia. Di sicuro, molto meglio che con riformette come questa.

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Trivellate a casa vostra!

19, Giugno, 2008 · Nessun Commento

Una piattaforma petrolifera davanti a piazza S. Marco?  Questa è l’immagine che viene in mente a leggere che il governo ha deciso di rimuovere il divieto di trivellazioni alla ricerca di petrolio nel Golfo di Venezia.

Certo, si tratta del Golfo, non della Laguna, ma certo che l’accostamento trivelle-Venezia lascia veramente perplessi.  D’altro canto, già il governo Mussolini aveva avuto la bella idea (…) di installare un polo petrolchimico nella Laguna della città storica più fragile e preziosa d’Italia, facendo aprire quel canale per petroliere che ha contribuito non poco al fenomeno delle acque alte.

Ora non vedremo le piattaforme petrolifere di fronte a piazza S. Marco, ma forse ce le vedremo davanti quando andiamo al mare a Caorle o al Lido…    Il Veneto è la regione italiana con il più elevato numero di turisti dall’estero.   Vogliono farli scappare per provare a cercare il petrolio?  Demenziale.

In questi giorni il governo Berlusconi sta approffitando del momento di grande popolarità per far passare una misura impopolare dietro l’altra.   Ma stiamo davvero passando dall’impopolare all’improponibile.

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Poteva essere il nostro Re

13, Giugno, 2008 · 2 Commenti

E invece ha ottenuto lo 0,8% dei voti. Qualcuno non l’ha mai saputo, qualcun altro lo ha dimenticato, ma alle ultime elezioni politiche era presente anche Emanuele Filiberto di Savoia con il suo partito Valori e Futuro, simbolo il famoso (?) nodo Savoia sullo sfondo di un azzurro savoiardo (ma l’insieme faceva tanto PdL).

Valori e futuro si è presentato solo nelle circoscrizione estera Europa, dove (fonte: Ministero degli Interni) ha ottenuto soltanto 4.457 voti ed una percentuale dello 0,8%, classificandosi buon ultimo dopo Sinistra Critica e L’Altra Sicilia per il Sud.   Non è servita neanche la presenza in lista di tale “Franco Bennardo detto Zio Frank”, che pure ha totalizzato le sue 161 preferenze.

Davvero un magro risultato, per chi oggi magari sarebbe Re d’Italia, se nel 1948 il referendum fosse stato vinto dalla Monarchia (e ci mancò poco).   Viene da chiedersi se valeva la pena tentare l’avventura elettorale, facendo ulteriormente diminuire il prestigio di una dinastia che era una delle più prestigiose d’Europa, e che vanta non solo il titolo di Re d’Italia, ma anche di Re di Cipro, Armenia e Gerusalemme.

E comunque “Sua Altezza Reale il Principe” (così lo definiscono nel sito del movimento) non demorde, gira l’Italia (memorabile la sua visita in “Terra Salentina”) e rilascia dichiarazioni su tutto, dal vertice FAO alla fine del glorioso Reggimento S. Giusto.   

Sono disponibili i kit per l’apertura di un circolo territoriale.

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I precari tutti in regola. Ecco perché.

7, Giugno, 2008 · Nessun Commento

Due mesi fa era uscita la notizia che la Cassazione con la sentenza n. 9812 del 14 aprile 2008 aveva riconosciuto che le telefoniste di un call center non erano lavoratrici autonome, ma subordinate.

In realtà, leggendo le motivazioni della sentenza, la Cassazione non ha detto nulla di trascendentale o particolarmente nuovo. La Corte infatti ha affermato che:

l’elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale. Costituiscono poi indici sintomatici della subordinazione, valutabili dal giudice del merito sia singolarmente che complessivamente, l’assenza del rischio di impresa, la continuità della prestazione, l’obbligo di osservare un orario di lavoro, la cadenza e la forma della retribuzione, l’utilizzazione di strumenti di lavoro e lo svolgimento della prestazione in ambienti messi a disposizione dal datore di lavoro…

Non si tratta di affermazioni particolarmente innovative; innovativo è piuttosto il fatto che finalmente questi principi vengano applicati anche ai rapporti di lavoro nei call center che sono oggettivamente, da ogni punto di vista, rapporti di lavoro subordinato. Probabilmente, la sentenza ha fatto notizia perché sono ancora pochi gli operatori di call center che fanno causa al loro datore di lavoro. Anche in questo caso, era stata l’INPS a muoversi, non i singoli lavoratori.

Ma probabilmente ogni causa promossa dal lavoratore di un call center dovrebbe portare al riconoscimento delle sua qualifica di lavoratore subordinato. Basta pensare al fatto che nel caso esaminato dalla Cassazione, gli elementi decisivi sono stati il fatto che le dipendenti con mansioni di telefoniste le circostanze seguivano le direttive impartite dall’azienda in relazione ad ogni telefonata da svolgere prendendo nota dell’esito e del numero di telefonate, avevano un preciso orario di lavoro e utilizzavano attrezzature e materiali di proprietà della società.

Non sembra un caso unico e particolare. Ed allora è bene che chi gestisce i call center utilizzando forme di lavoro autonomo o parasubordinato cominci a regolarizzare le posizioni di lavoro dei suoi dipendenti, prima di essere travolto da problemi giudiziari; ma è bene che anche chi vi lavora provi a far valere i proprii diritti.

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La volubilitas principis

4, Giugno, 2008 · 1 Commento

Non si è fatto nemmeno in tempo a sottolineare l’inutilità e dannosità del nuovo reato di immigrazione clandestina, che Silvio Berlusconi è tornato alla sua specialità: l’autosmentita.

Meno di un mese fa il Consiglio dei Ministri presieduto da lui stesso ha predisposto un disegno di legge per l’introduzione del reato di immigrazione clandestina?  Macché, Berlusconi vuole soltanto che la clandestinità sia un’aggravante di altri reati.   Ma allora che senso ha il disegno di legge, visto che l’aggravante per clandestinità è già stata introdotta con il decreto legge 92/2008!?

Tra l’altro, il reato di clandestinità aveva un effetto criminogeno e deflagrante, ma perlomeno non era a rischio di illegittimità costituzionale.   Mentre l’aggravante per clandestinità qualche dubbio lo suscita, specie se si toglie il reato di clandestinità in quanto tale…

Vabbè, inutile provare a ragionare.  Quello che è interessante è semmai la dimostrazione che in Italia adesso abbiamo un perfetto esempio di quello che noi giuristi chiamiamo voluntas principis.   Il concetto finora era usato in senso metaforico, ma Berlusconi lo ha reso reale: lui cambia idea, e la legge cambia con lui, dato che nell’attuale maggioranza nessuno sembra in grado di opporsi alle sue decisioni.

Solo che visto che cambia idea così spesso e così velocemente, meglio parlare di volubilitas principis.   Prossima puntata: bisognava vendere Alitalia ai francesi (sempre che non fallisca prima che lui cambi idea).

Ultimora: avevo scritto il post alle 15.00 circa ed adesso (solo le 17.00) è già superato: Berlusconi ha smentito la sua stessa autosmentita dicendo che aveva espresso solo un’opinione personale (un suo classico).   Forse tra un’ora dirà che è tutta un’invenzione giornalistica.

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Numeri e parole

30, Maggio, 2008 · 3 Commenti

Nel Nord Est il 60% dei reati è opera di immigrati clandestini.   Lo ha dichiarato ieri il capo della Polizia.  Bella scoperta, verrebbe da dire, bastava guardare la lista che viene affissa prima delle udienze penali sulla porta dell’aula.   Sono molti anni che la maggioranza dei nomi è straniera.

Eppure, nonostante questa evidenza circostanziale (per usare un termine giuridico) i politici e i commentatori di sinistra negli ultimi tempi ci propinavano la storiella dell’insicurezza percepita, come se la criminalità straniera fosse un’impressione del popolino suggestionabile.   Salvo poi meravigliarsi se il popolo tradizionalmente di sinistra non ha votato, ha votato a destra, e magari qualche volta fa anche raid contro gli stranieri.

Purtroppo, nel nostro paese molti sono bravi solo a parlare, ma forse prima si dovrebbero leggere i numeri, le vere statistiche.  E allora forse si commetterebbero meno errori.

Per esempio, i dati citati dal capo della Polizia dicono una cosa molto importante: non è l’immigrazione a creare criminalità, ma è la clandestinità.   Il che dimostra che una politica rigida sull’immigrazione, oltre ad essere inutile (nessun reato ferma chi è disperato) è controproducente, perché aumenta il numero degli irregolari.   Se invece si accoglie un numero più elevato di immigrati regolari, la criminalità inevitabilmente diminuirà, perché già oggi la perdita del permesso di soggiorno è temuta più della prigione, ed è quindi il miglior deterrente.

Questo bisognerebbe contrapporre alle politiche della destra, e in questa maniera si risponderebbe alla legittima domanda di sicurezza senza demagogia e in maniera molto più efficace.

 

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Essere contro l’Italia, e non saperlo

27, Maggio, 2008 · 1 Commento

Contro l’Italia e contro gli italiani. Chi sono questi soggetti antinazionali e disfattisti che complottano contro il nostro paese? Tutti coloro che dubitano che una crescita irragionevole e incontrollata sia l’unica strada per l’umanità, almeno secondo la nuova Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, che all’assemblea della sua associazione tenutasi qualche giorno fa ha dichiarato (testuale):

La malattia dell’Italia si chiama crescita zero. Il ritorno alla crescita, ad una crescita sostenuta, deve essere il nostro vero obiettivo strategico. Chi non condivide questa priorità gioca contro l’Italia e gli Italiani. Su questo non ci possono essere posizioni neutre

Quando ho sentito queste parole non credevo alle mie orecchie. Per la neo-presidente degli industriali non si può mettere in discussione il PIL come metro di misura dello sviluppo economico, nonostante la sua inadeguatezza sia stata evidenziata da tanti. No, l’unico dogma dev’essere produrre, produrre, produrre e chi se ne frega dei limiti delle risorse energetiche, della massa dilagante di rifiuti, e dell’ambiente.

Purtroppo questa frase, letta dalla Marcegaglia con il suo tono ripetitivo da poesiaimparataamemoria, è molto significativa della scomparsa dell’ambientalismo dalla politica italiana. Da molto tempo, a dire il vero, i Verdi avevano rinunciato a fare il loro lavoro per dedicarsi a politiche da sinistra ex-sessantottina, e alla fine la loro illuminata (?) dirigenza li ha portati all’estinzione e all’uscita dal Parlamento. Già se ne vedono i segni, vedi il ritorno all’energia nucleare, la risurrezione del ponte sullo stretto, e quant’altro.

Ce da augurarsi che qualcun altro riprenda in mano le idee ambientaliste, che in tutto il resto dell’Europa sono al centro dell’agenda politica, anche di partiti e leader di centro-destra.

Intanto, per me che sono contro lo sviluppo insostenibile, non mi resta che prendere nota che sono “contro l’Italia”. E adesso, come farò per i prossimi Europei?

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Nuovi reati? Un’altra spinta verso il baratro.

22, Maggio, 2008 · Nessun Commento

Pacchetto sicurezza: arrivano due nuovi reati, migliaia di nuovi processi penali, un ennesimo passo avanti verso la catastrofe della giustizia.

Nel Consiglio dei Ministri di ieri il governo ha deciso di aggravare le pene per chi affitta un appartamento “in nero” a immigrati irregolari, e di presentare al parlamento un disegno di legge che, se approvato, introdurrà il reato di ingresso illegale nel territorio dello Stato.

Facile prevedere che non saranno pochi i possibili imputati di questi due reati, con una conseguente moltiplicazione di processi penali.  Ma già adesso che la giustizia è in una situazione di emergenza, come farà il sistema, senza una robusta iniezione di risorse umane ed economiche, ad affrontare questo enorme aggravio di lavoro?

L’emergenza potrebbe diventare collasso, senza contare quello che potrebbe accadere nel sistema carcerario.  E non bisogna attendere molto, perché per quanto riguarda gli affitti in nero, la norma è già operativa, e prevede tra l’altro la confisca dell’appartamento.    Facile prevedere un moltiplicarsi del contenzioso, a meno che non si pensi che il proprietario accetti di perdere il suo immobile senza provare a difendersi in tribunale.

E’ urgente introdurre subito qualche misura a salvaguardia del sistema giustizia.   Anche perché altrimenti tutti questi nuovi provvedimenti saranno del tutto inutili, perché non serve a niente (tranne alla propaganda) prevedere nuovi reati se la loro applicazione, nella maggioranza dei casi, non avverrà mai.

 

 

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